mercoledì 17 luglio 2013

Ischia: Gaudium et spes

Gaudium et Spes, gioia e speranza, che due belle parole! Sono le prime di un importante documento letto da Paolo VI  nell'ambito del Concilio Vaticano Secondo, ma mescolando arbitrariamente il sacro col profano le ho trovate scritte sull'insegna di un negozio di oggettistica a Ischia Ponte; chi lo sa, le vie del business sono infinite, forse la riflessione papale rassicura e si vende di più! Poco lontano, sulla punta estrema di Ischia Ponte per gli amanti di pizza, polli allo spiedo e di un tocco di leggerezza isolana, c'è la trattoria Sciuè Sciuè mentre accanto, su un balcone sgarrupato, due statue suonano imperturbabili il mandolino e il tamburello.

L'autobus locale preso a Lacco Ameno, gremito all'inverosimile fra una divertentissima babele di lingue che spazia dal giapponese al napoletano, fa la sua ultima fermata a Ischia Porto dove approdano traghetti e aliscafi grazie alla volontà di Ferdinando II di Borbone che nel 1854 fece aprire l'insenatura per ospitare il porto e da lì inizia una bellissima passeggiata lungo tutta la baia fino al Castello Aragonese, visione magica davanti a Ischia Ponte.

Cammin facendo si incontrano taxi ape, due leoni in terracotta che sovrastano il portone d'ingresso del Palazzo Reale, ora sede militare chiusa al pubblico, le vecchie terme annunciate da pompose colonne, la strada pedonale fra vecchie case restaurate e non, varie chiese e chiesette, scorci urbani e paesaggistici di grande poesia, una moltitudine di negozi, bar e ristoranti, buganvillee vermiglie e viola a profusione.


Lasciato il lungo pedonale corso Colonna di Ischia Porto ecco Ischia Ponte, la parte più antica e più ricca di suggestioni dell'isola con tanti palazzi nobiliari e una lunga storia dietro le spalle. Entrando dal borgo e andando verso il castello aragonese, le abitazioni nobiliari sono tutte collocate sul versante destro, mentre le altre, costruite più basse in modo da non disturbare la vista del mare, sono sul versante sinistro.
Mi fiondo nel Palazzo dell'Orologio, un edificio settecentesco che era la sede del Parlamento degli Eletti Isolani. Per la verità non è il Museo del Mare, ospitato nel palazzo e che offre una panoramica sulla vita dei pescatori, delle tonnare e sulla storia della marineria isolana ad attirarmi, ma le vetrine della splendida libreria IMAGAENARIA.

E' fornitissima: casa editrice di racconti, memorie e testimonianze sull'isola, le ultime novità italiane e internazionali, stampe antiche. Un gatto intelletuale medita sul sapere universale e due signore chiacchierano dietro il banco. Fra loro non parlano in italiano, ma in polacco e io che riconosco l'idioma materno, tanto per attaccar bottone, mi metto a dire quelle poche parole che conosco, soprattutto imprecazioni che mia madre esprimeva nella sua lingua d'origine quando era incazzata. La signora più giovane si chiama Barbara, la proprietaria della libreria, e l'altra Alina. Entrambe polacche sono state "rapite" molti anni fa da due marittimi ischitani che per amore le hanno portate a vivere sull'isola. E così la signorina Alina Adamczyk per volere dei misteriosi fili della vita  è diventata la signora Aiello.  E' appena uscito il suo libro, "Le radici della zucca"  (Edizioni Libreria Dante & Descartes) che racconta dell'infanzia trascorsa tra Varsavia e la campagna polacca passando per la catastrofe della guerra e dell'invasione nazista, la ricostruzione del suo paese devastato entrato improvvisamente a far parte del blocco sovietico e la partenza, alla fine degli anni '50 per Ischia. "...Lui navigava per gli oceani, visitava porti esotici, si fermava in luoghi i cui nomi erano rimasti impressi da letture remote, mi scriveva da paesi che dovevo cercare sulla carta geografica, non sapendo collocarli se non approssimativamente su qualche continente...".
   
Appendice finale di Ischia Ponte, un'appendice superba da qualunque parte la si guardi sia dal mare che dalla terra ferma,  il Castello Aragonese, congiunto da un lungo ponte vecchio come la storia che racconta. Ben cinque portoni sinonimi di altrettanti ingressi danno al borgo la sua fisionomia di cittadella fortificata e la prima costruzione voluta dal Greco Siracusano Gerone I risale al 474 prima dell'era volgare. Sono poi passati i Romani e nei secoli successivi, saccheggi e lunghe dominazioni di Visigoti, Ostrogoti, Arabi, Normanni, Svevi e Angioini. L'eruzione poi nel 1301 del Monte Epomeo, la vetta più alta dell'isola, ha costituito una spinta notevole allo sviluppo dell'insediamento sul Castello: meglio per gli ischitani rifugiarsi sulla rocca garante di maggiore tranquillità. Nel secolo successivo Alfonso d'Aragona ricostruisce il vecchio maschio di età angioina, congiunge l'isolotto all'isola maggiore con un ponte artificiale e dietro le poderose mura e fortificazioni gli isolano trovano una volta ancora rifugio e protezione contro le incursioni dei pirati.

Verso la fine del  XVI° secolo, il periodo di massimo splendore, il Castello ospitava ben 1892 famiglie, il Convento delle Clarisse, il Vescovo col Capitolo e il Seminario, l'abbazia dei Basiliani di Grecia, il Principe con la guarnigione, 13 chiese di cui 7 parrocchie. Nel secolo successivo, cessato il pericolo dei pirati e con l'esigenza di nuove terre da coltivare, la gente ha cercato più comoda dimora nei vari comuni dell'isola. A inizio '800 gli inglesi hanno assediato la rocca, tenuta dai francesi, e l'hanno talmente bombardata di cannonate da distruggerla quasi completamente. Nel 1823 Ferdinando I re di Napoli manda via gli ultimi abitanti e trasforma il Castello in luogo di pena per ergastolani, poi in prigione politica per gli oppositori al potere dei Borboni. Infine nel 1860 con l'arrivo di Garibaldi a Napoli il carcere politico viene soppresso e Ischia si riunisce al regno d'Italia.



Accanto a quel che resta di palazzi e chiese, stradine e gradoni s'inerpicano tra gli edifici che mostrano il loro assetto di case agricole, con i forni per la panificazione e i cellai per la conservazione del vino e di altre derrate alimentari. Dal Castello Aragonese si gode della vista straordinaria degli scogli di S. Anna e della spiaggia di Cartaromana. Un tempo gli scogli erano raggiungibili soltanto via mare e una volta all'anno i fedeli si recavano alla vicina chiesetta di S. Anna a pregare. La processione per mare aveva luogo a fine luglio in occasione della festa della santa.



mercoledì 10 luglio 2013

Angelo Rizzoli, il pigmalione dell'isola

Ciak su Ischia titolava un articolo di Carmen Rolle su Io Donna del  Corriere del 6 luglio scorso che così prosegue: "Sarà Venere in pelliccia di Roman Polanski a inaugurare il 14 luglio l'Ischia Global Film & Music Fest 2013, la kermesse che fino al 21 porterà al Regina Isabella di Lacco Ameno nomi come Toni Servillo, Marco Bellocchio, Nicolas Cage, Samuel L. Jackson. D'altronde, da quando l'editore e produttore cinematografico Angelo Rizzoli creò l'albergo nel 1956, i grandi personaggi dello star system qui non sono mai mancati. Sordi in spiaggia, Charlie Chaplin sugli sgabelli del bar, Alain Delon alle terme, le liti appassionate di Elisabeth Taylor e Richard Burton nelle stanze......". 


Ed eccolo qui, immortalato in ben due busti, questo Angelo Rizzoli deus ex-machina della vivacità artistico-mondana dell'isola e non è certo tutto, a Lacco Ameno si trova la via col suo nome e il Museo Angelo Rizzoli.   Il personaggio, tutti questi riconoscimenti se li merita, perché ha radicalmente trasformato la fisionomia del paese con la ricostruzione delle famose terme, l'edificazione dello Sporting e del Reginella, due altri alberghi oltre il Regina Isabella e la sistemazione della piazza S.Restituta, quella principale e più bella del paese, per non parlare della sua instancabile attività promozionale.

 Il museo Rizzoli è ospitato nel complesso che sorge sulla collina dell'Arbusto da cui prende il nome la famosa Villa Arbusto acquistata a fine '700 da un certo Don Carlo Aquaviva, Duca di Atri che fece costruire l'attuale villa con un grande giardino retrostante, una cappella e un fabbricato minore per gli ospiti dove hanno soggiornato molti pezzi da novanta della cultura europea, fra cui Bakunin nell'ottocento. A inizio anni '50 il complesso è stato acquistato da Angelo Rizzoli come sua sfarzosa residenza estiva e successivamente dal Comune che ha fatto della Villa Principale il Museo di Pithecusa (reperti archeologici dei greci Eubei approdati sull'isola  nel 770-760 prima dell'era volgare dove hanno dato vita all'insediamento di Pithecusa, la prima colonia in occidente della Magna Grecia) e del fabbricato minore il Museo dedicato a  Rizzoli.

Il Museo Angelo Rizzoli è stato realizzato in collaborazione con la RCS ed è diviso in tre sale: la prima raccoglie le foto degli anni '60, dei soggiorni a Lacco Ameno di Rizzoli e dei divi dello spettacolo suoi ospiti, spesso protagonisti del Premio Cinematografico che porta il suo nome; la seconda sala è dedicata alla vita dell'editore e produttore cinematografico, la terza raccoglie le gigantografie dei primi numeri del "Corriere della Sera", della "Gazzetta dello Sport" e di altre riviste del gruppo editoriale RCS. In sostanza vi sono raccolte le foto e i ricordi più belli del periodo trascorso a Lacco Ameno da Rizzoli. Il museo è in fondo un doveroso tributo e segno di gratitudine degli isolani nei confronti dell'imprenditore milanese.

Un grande amore quello nato fra Ischia e il cinema a partire dalle riprese del "Corsaro Nero"  nel lontano 1936 ( seguirà poi "Il Corsaro dell'Isola Verde" con Burt Lancaster).  La scoperta di Ischia e il lancio promozionale in tutto il mondo è in pratica un miracolo del grande schermo con le riprese di "Cleopatra" nel 1962; Ischia Ponte con il suo Castello Aragonese sullo sfondo ha rappresentato un set d'eccezione più volte usato e da allora il parterre dei più grandi nomi dello schermo non si è mai interrotto.

Termino questo post con le parole apparse sull'Europeo dell'8 ottobre 1970 che Oriana Fallaci dedica a Angelo Rizzoli. Di se stesso, lui modestamente amava ripetere spesso "sono un uomo fortunato".