lunedì 8 luglio 2013

Luchino Visconti: fra vita e cinema

Grazie Carmen, mi hai fatto un regalo bellissimo dedicandomi prima delle nozze una mattinata intera e condividendo la visita di un luogo che ti è caro, la Colombaia, un tempo residenza estiva di  Luchino Visconti ora sede di una Scuola Internazionale di Cinema e di Teatro e Fondazione Culturale che organizza spettacoli, eventi e seminari. La Colombaia è nel comune di Forio, località Zaro, ma con una bellissima passeggiata tra "ciacole" infinite, ci siamo arrivate a piedi da Lacco Ameno.
Storica residenza ischitana del grande regista, la Colombaia “rifugio d'anima e d'amore” è stata costruita a cavallo tra la fine del 1800 e i primi del '900, inizialmente proprietà di un certo barone Fassini, poi di Visconti e infine, dopo anni di battaglie, acquisita al patrimonio pubblico. Un'ala della villa è consacrata stabilmente alla memoria di Visconti, immagini, cimeli, costumi di scena, documenti, per tener viva l'opera e la figura di qualcuno che ha certamente contribuito a scrivere la storia della cinematografia mondiale.

Fin dall'ingresso, inoltrandosi sotto il grande arco merlato e percorrendo poi il lungo sentiero nel bosco, si ha l'impressione di entrare in un mondo incantato un po' fuori del tempo e lontano anni luce dal pulsare quotidiano delle cose e l'impressione perdurerà per tutta la visita tra stanze, terrazze assolate, quel pochissimo che resta di mobili e oggetti, fotografie, ricordi, squarci di paesaggio, esposizione museale; come una magia della Colombaia in cui diventa difficile stabilire i confini tra realtà e rappresentazione della scena o dello schermo, fra l'uomo e la sua opera. E volutamente mostro in disordine le mie foto seguendo queste indicazioni che l'anima dei luoghi sembra ispirare, come una labile linea di demarcazione, un confuso alternarsi di vita e spettacolo, di storia personale e di ribalta.

Per saperne di più ho comprato un libro "A Ischia cercando Luchino Visconti"  (edizioni  IMAGAENARIA) di Giorgio Balestriere, antiquario e studioso d'arte nato sull'isola: "Edificata come una fortezza sopra un imponente sperone roccioso-come il castello di Neuschwanstein di Ludwig II- la Colombaia faceva assaporare a Visconti l'area di un Mediterraneo solare...." “Contrariamente alla magnificenza settecentesca della casa di Roma, la Colombaia, la sua villa d'Ischia, era un felice esempio di stile eclettico, di moda a fine Ottocento, in una mescolanza sapiente di Neogotico, Secondo Impero e Liberty. Gli arredi della Colombaia erano valorizzati da una notevole collezione di bronzetti Art Nouveau....Quell'atmosfera fané, tipicamente fin de siècle, era accentuata da altri oggetti in vetro, soprattutto dell'inizio del Novecento-di Gallé, Daum e di altri maestri vetrai francesi e viennesi- che Visconti aveva acquistato negli anni '60 a Parigi. Luchino Visconti fu sicuramente fra i primi amateurs d'arte a riscoprire e prediligere il Liberty”.
 Purtroppo dell'originario decoro alla vista dell'odierno visitatore non rimane quasi nulla, anche i cani in ceramica, presenti in una foto all'ingresso della Colombaia, non ci sono più. Visconti amava grandemente i suoi cani, quelli veri s'intende, numerosi a Roma come a Ischia, per la loro dieta il regista impartiva personalmente gli ordini al cuoco ogni settimana. Vien da pensare che la fortuna è un ingrediente prezioso per chiunque, anche fra i quattro zampe, altro che "vita da cani".
A vedere oggi quelle stanze inondate di luce e quasi vuote, i muri bianchi bianchissimi, un mare blu che sembra voler entrare dalle finestre, risulta difficile immaginare che ai tempi di Visconti non fosse così, che anzi, l'atmosfera della Colombaia fosse cupa, come scrive Balestrieri:  "Lo immaginiamo solo, immerso nei pensieri del passato, lo vediamo camminare come un'ombra silenziosa in questa misteriosa villa, dove prospettive di porte dalle tinte scure...immettevano in saloni silenziosi, sovraccarichi di oggetti d'altri tempi..."  "La Colombaia era un luogo di riposo, quasi un malinconico reclusorio in un solitario e troppo scuro angolo di Ischia, in cui anche i domestici erano come muti e le voci assenti....Le giornate erano scandite da ritmi rituali, durante le quali il regista, per non essere ulteriormente distolto dalle proprie abitudini e progetti, si faceva servire i pasti nel suo appartamento privato, inaccessibile senza il suo permesso".
Fotografie, locandine, affiche e immagini, solo fotografie, locandine, affiche e immagini eppure nell'incanto del luogo e della ricca documentazione progressivamente rieccheggiano i gorgheggi della Callas a una serata scaligera, l'autenticità interpretativa della grande Magnani; nella memoria  si animano film, personaggi e scene indimenticabili: Burt Lancaster cessa di essere Burt Lancaster, è solo Don Fabrizio  Principe di Salina che balla nel salone delle feste con una stupenda Angelica, Helmut Berger non è che quel Martin Essenbeck del capolavoro La caduta degli dei, Silvana Mangano e Dirk Bogarde svaniscono in una Venezia sfumata ed evanescente che sembra liquefarsi nel caldo soffocante e mortifero come  il trucco lungo il volto del Professor Gustav von Aschenbach di fronte alla bellezza irraggiungibile di Tadzio, metafora di un bel mondo agonizzante che verrà inghiottito dalla guerra.
 Dall'11 agosto 2003 nel giardino della Colombaia riposano le ceneri di Luchino Visconti e di sua sorella Uberta.  






 

mercoledì 3 luglio 2013

a Ischia, ViVa gli sposi!

Ho certamente avuto già occasione di scrivere del mio disagio per le cerimonie, però figuriamoci, per partecipare al matrimonio di Filippo sarei andata dovunque. Quel ragazzo l'ho visto praticamente nascere e gli voglio un bene dell'anima, figlio di un'amica che più di un'amica è una sorella, a cinque anni giocavamo già in cortile insieme e non dirò quanti anni fa perché sono troppi. Certo se si fosse sposato a Milano, Casalpusterlengo o Castelletto Ticino avrei risolto tutto in mezza giornata, ma lui no, lui si innamora di Carmen, campana verace e ischitana d'adozione e dunque... il 5 giugno è convolato a nozze in quel di Ischia.

Non sono mica scema ad andare a Ischia, bella da morire, solo per la cerimonia, toccata e fuga e basta, già che c'ero mi sono fermata qualche giorno e ho fatto benissimo perché quest'isola è uno scrigno di gioielli. Ma quali Caraibi, Mauritius o paradisi lontani! Qui non ci sono solo bellezze naturali, spiagge e fondali marini, qui abitano storia ( i campi Flegrei degli antichi romani che notoriamente se ne intendevano), cultura, vecchie pietre che parlano, profumi sopraffini, una gastronomia da master chef.
il "fungo" di Lacco Ameno
 In quale altro angolo di paradiso del mondo a colazione ti chiedono- "Signurì, o' vulite o' cafè?"- e ti senti un'adolescente anche se hai 30 anni per gamba? Dove mai potrai ascoltare, come la sottoscritta in persona, il farmacista dire a una mamma in ambasce per la tosse del suo bambino -"accattateve o' Fluimucil che scassa o' muco", "scassa"con quella pronuncia impagabile di tre sibilanti "S" più potenti della fiamma ossidrica per forzare la cassaforte metaforica, ovvero " o' muco"? Scopro certo l'acqua calda dicendo che la vita sull'isola è un teatro perenne a scena aperta, che la fantasia alberga sovrana ovunque, anche nell'invenzione linguistica.  Anni fa avevo sostato a Ischia due giorni, pigramente a mollo fra acque termali e fanghi al Negombo e al Poseidon, i due centri termali cuccagna del benessere  ischitano, questa volta invece, complici giornate assolate ma fresche, l'isola me la sono girata tutta a tappeto. Ne sono stata assolutamente entusiasta.

Il viaggio è rapidissimo: col treno Freccia Rossa delle 10 in quattro ore e mezza sei a Napoli e mezz'ora dopo, alle 15 in punto, già  sul traghetto coi motori che rullano;  che meraviglia sull'acqua, ciao milanese ponte della Ghisolfa, sfilano la capitale partenopea, il Vesuvio che sbuffa,  la costiera amalfitana e gabbiani golosi, Procida coloratissima dove il traghetto fa una sosta, sole e mare a volontà, Capri più lontana fra le brume e infine il porto di Ischia che ci accoglie; viste da sogno a 360 gradi.

Buona idea venire due giorni prima del matrimonio, così mi sono vista Lacco Ameno dove risiedevamo e sono stata con i due futuri sposi in tutta calma, si fa per dire, sembravano più che altro una centrale telefonica, tra amici, parenti e gli accordi per gli ultimi dettagli prima della cerimonia.


Filippo si è fatto coraggiosamente il bagno, perché l'acqua era fredda, Carmen si preparava alla lettura di un bellissimo testo di Gibran che avrebbe  letto magistralmente  da attrice consumata in chiesa. Erano felici e io con loro.
In giro per Lacco Ameno ho naturalmente fotografato il cosidetto "Fungo" che lo caratterizza, uno scoglio davanti al lungomare, un condominio giallo niente di particolare se non fosse per la vista e un pino marittimo strepitoso davanti (ho scoperto solo dopo che è proprio lì, all'ultimo piano, che Carmen ha il suo appartamentino delle vacanze da sempre), piazzetta e  chiesa dove si sarebbero sposati. La diffusione del cristianesimo sull'isola è legato al culto di Santa Restituta, questo il nome difatti della chiesa, una martire africana che secondo la tradizione cristiana, dopo un lungo viaggio su una barca proveniente da Cartagine, approdò sulla spiaggia di San Montano a Lacco Ameno.
Accanto al nostro albergo più modesto, il cinque stelle "le Terme di Augusto" che pomposamente su un cartello scrive:  OZI TERMALI...PIACERI IMPERIALI con tanto di  statue persino sulla terrazza del tetto, scenosa anche  la SPA del Regina Isabella, l'hotel più chic dell'isola, futuro punto di riferimento del jet set internazionale,  aperto negli anni '50 da Angelo Rizzoli che da imprenditore navigato aveva subodorato il potenziale turistico dell'isola.

E poi il gran giorno arriva...... Carmen e Filippo partiranno per una navigazione di lungo corso, quella di una vita insieme, la sottoscritta invece per quella ben più modesta e meno avventurosa di qualche giorno alla scoperta dell'isola. ViVa Ischia e soprattutto VIVA GLI SPOSI!