sabato 21 novembre 2015

luoghi che raccontano di storia

La Casa dell'Indipendenza, il Museo della Haganah, vicinissimi uno all'altro entrambi in Boulevard Rothschild e il Museo Etzel sul lungomare non sono certo dei posti "nuovi" a Tel Aviv, ma lo erano per me che negli anni passati non ci ero mai entrata limitandomi a riconoscere gli edifici dall'esterno. Questa volta è stata quella buona, ho varcato la soglia, occasione per conoscere documentati da vicino momenti topici della storia di Israele.
Impossibile non iniziare  dalla Casa dell'Indipendenza, con davanti il primo sindaco di Tel Aviv Meir Dizengoff a cavallo, e questa inizialmente era proprio la sua abitazione privata, da lui poi donata alla città affinché ne diventasse il suo primo museo, ciò che avvenne nel 1936.

Alle 4 del pomeriggio del 14 maggio 1948, 8 ore prime che finisse il mandato inglese in Palestina, nella sala riunioni sotto il ritratto di Theodor Herzl, in epoca moderna il primo sognatore e ispiratore di un focolaio ebraico strutturato in Palestina, Ben Gurion leggeva la Dichiarazione d'Indipendenza dello Stato d'Israele. Non si è trattato solo di proclamare l'autodeterminazione di un popolo, ma anche di riconoscergli la sovranità territoriale su un paese dopo duemila anni di diaspora senza patria. Ospiti più o meno graditi nei secoli nei vari Stati del mondo, finalmente una "casa" loro e non in improbabili soluzioni ventilate come il Madagascar o l'Uganda, ma storicamente nella loro terra d'origine.

Il 29 novembre 1947 quando l'O.N.U. aveva finalmente votato la spartizione della Palestina in due Stati, quello israeliano e quello arabo, gli israeliani avevano accolto con gioia la risoluzione, non così gli arabi e il lungimirante Ben-Gurion prevedendo la loro reazione aveva allora esclamato: "On that evening, the masses danced in the streeets, I could not dance, I knew that we ware facing a war, and that we would lose the cream of our boys".


Museo dell'Haganah
Ben Gurion aveva perfettamente ragione di temere per la vita della sua gioventù, negli anni precedenti si erano già succedute diverse ondate di sommosse arabe e la guerra per l'Indipendenza inizierà il giorno successivo alla sua proclamazione. Al Museo della Haganah si legge la storia di questa Organizzazione, clandestina prima del '48 e divenuta poi l'esercito ufficiale, lo Tsahal, dopo la dichiarazione di Indipendenza. La Haganah si costituisce nel 1920 e risponde all' obbiettivo primario di una difesa organizzata per la terra e i coloni; non si tratta di un'élite clandestina, inizialmente non è altro che un melting-pot di volontari, uomini, donne, giovani e vecchi provenienti da ogni settore della comunità ebraica, un serbatoio sempre più vasto cui attingere per difendere gli insediamenti ebraici dagli attacchi arabi e creare delle basi strutturate per un futuro stato.
Il Museo dell'Haganah si articola su tre livelli. Il primo rende conto del periodo 1907-1945, dalle prime organizzazioni di difesa (Bar-Giora 1907 e Hashomer 1909) che confluiranno poi nell'Haganah, alla formazione del Palmach braccio militare dell'Haganah che durante la II guerra mondiale cooperò con gli inglesi per proteggere la Palestina dalla minaccia nazista e fino alla creazione della Brigata Ebraica regolarmente inquadrata nell'esercito britannico. Il secondo livello analizza il periodo 1945-1947, anni di forte immigrazione ebraica clandestina comprensibile dopo quello che era successo in Europa, ma impedita dal protettorato inglese. Nell'ottobre del '45 la Haganah unirà le sue forze con altri due organizzazioni clandestine, Etzel e Lehi, dando vita al Movimento di Resistenza Ebraico, per combattere gli inglesi, le loro restrizioni contro l'immigrazione e la protezione degli sbarchi clandestini. (La mappa "the Escape Routes" mi ha rimandata a tutte quelle masse di disperati che tentano ora di raggiungere l'Europa da Africa e Medio Oriente funestati dall'Isis e dalla guerra). Il terzo livello infine affronta il periodo che va dal 29 novembre 1947 ( quando l'O.N.U. vota la spartizione della Palestina) al 26 maggio 1948 quando Ben Gurion  annuncia ufficialmente  la formazione dell'IDF, Israel Defense Forces, dove confluiranno, non più clandestini, i membri di Haganah, Etzel e Lehi.  
dei giovani Yitzhak Rabin e Moshe Dayan

Mi ha colpito vedere la Bibbia con accanto una pistola e leggere del giuramento che ogni membro doveva prestare entrando a militare nell'Haganah.  Le circostanze storiche domandavano di essere pronti a combattere per i valori ebraici e per risiedere su quella terra.
Ultima tappa del giorno il  "1947-1948 Etzel Museum" sul lungomare di Tel Aviv. Un museo, aperto nel 1983 e costruito sulle rovine di una casa del 1900 di un uomo d'affari che era immigrato dalla Russia. Gli architetti hanno mantenuto e rastaurato parte della vecchia struttura di pietra integrandola con la modernità del vetro e l'edificio ha riscosso vari premi per la sua riuscita. Il gruppo Etzel, chiamato anche Irgun è sorto nel 1931 da una spaccatura politica e ideologica  con la Haganah di una parte di esponenti che ne consideravano la politica troppo moderata e che non ne condividevano le linee di sinistra. Obbiettivi prioritari dell'Irgun, che forse si può definire come un movimento anticipatore del moderno partito israeliano di destra Likud,  erano offrire un'alternativa fortemente nazionalista e non socialista alla guida delle organizzazioni sioniste, combattere gli attacchi arabi contro gli insediamenti ebraici e mettere fine al governo mandatario inglese. 
Ho riassunto brevemente e molto sommariamente le vicissitudini storiche descritte in questi tre luoghi. Ove mai ce ne fosse ancora bisogno mi è risultato chiaro che di "facile" e di "pacifico" nella storia dello Stato di Israele e nei decenni che lo hanno preceduto non c'è mai stato un solo momento,  non certo parafrasando Mao Zedong "un pranzo di gala", ma un percorso travagliato e sanguinoso che come tutti sappiamo non è ancora finito perché per il popolo di Israele quel 14 maggio 1948 ha rappresentato e rappresenta il giorno dell'Indipendenza Nazionale, mentre quello stesso giorno gli arabi continuano a chiamarlo "Nakba", il Giorno della Catastrofe: denominazioni assai diverse che la dicono lunga sugli opposti modi di considerare la questione.  Eppure la risoluzione O.N.U del '47, mai accettata dagli arabi palestinesi, proponeva una divisione equa del territorio. Eppure quel milione e mezzo di arabi palestinesi che vivono in Israele non rinuncerebbero per niente al mondo alla loro cittadinanza israeliana che garantisce loro diritti e libertà che non avrebbero in nessun altro paese dell'aerea. Eppure i moderni grattacieli dell'attuale Tel Aviv intorno alla moschea Hassan Bek, eretta sul lungomare nel 1916, tra gli edifici del culto islamico più noti della città, stanno lì a ricordare che in quell'angolo di terra ci sono due realtà e che c'è posto per entrambe.     


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