lunedì 2 aprile 2012

e intanto.....bruciano

      

Andiamo al lavoro, al cinema, a fare la spesa e intanto.......gli uomini bruciano.
Il solito tran tran quotidiano, i progetti per le vacanze, le serate con gli amici e intanto......gli uomini bruciano.
Gli uomini bruciano.
Non sono pezzi di legno che ardono riscaldando scoppiettanti l'ambiente.
Sono uomini che con l'immolazione di se stessi gridano la loro rivolta e disperazione diffondendo il gelo in noi che muti stiamo a guardare.
Evidentemente, malgrado il grande successo editoriale, non abbiamo letto con sufficiente attenzione quel "Indignatevi"  di Stéphane Hessel, e se l'abbiamo letto  con sufficiente attenzione non l'abbiamo digerito, e se l'abbiamo digerito non siamo comunque capaci di tradurre con un'azione efficace i valori che esprime e nei quali tutti ci dovremmo riconoscere. L'indifferenza è il pericolo maggiore, produce solo silenzio, il nostro silenzio complice e di conseguenza colpevole mentre .....gli uomini bruciano,  torce umane che si passano il testimone e non si spengono.
La Cina sostiene che il Dalai Lhama sarebbe il sobillatore di questi atti estremi, un cattivo maestro che fomenta disordine e ribellione, semplicemente assurdo! Sono anni e anni che  vediamo  quest'uomo straordinario, col sorriso sulle labbra, occhi amorevoli, le mani tese pronte all'abbraccio, la saggezza e la semplicità, appannaggio solo degli uomini grandi, andare instancabilmente  in giro per il mondo  a perorare la sua causa, ovvero l'inalienabile e pare impossibile diritto di esistere per il suo popolo. Il malefico burattinaio assomiglierebbe addirittura a Hitler e i tibetani sarebbero i suoi schiavi, grottesco, non merita neanche di essere commentato.
 Se le idee di questo ometto profugo dalla sua terra e solo ospite di un paese amico, disarmato pellegrino con la sua tonaca amaranto e ormai curvo negli anni, vengono considerate pericolose, vuol dire che hanno un valore prorompente.
Se le sue idee fanno paura a un paese potente e sterminato di un miliardo e mezzo di persone vuol dire che i principi che reggono quel paese sono fragili, suscettibili di incrinarsi e spaccarsi come il suo esercito di terracotta, morto reperto archeologico.
Statisti e stati continuano però a ricevere il Dalai Lama in forma privata e primi ministri cinesi con tutti gli onori in forma ufficiale, non è la stessa cosa e non mi si spieghino per favore le ragioni commerciali ed economiche, le conosco.
 Fino a quando gli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 10 dicembre 1948 resteranno solo utopici enunciati? Fino a quando avranno solo un valore simbolico? Un orientamento del pensiero collettivo staccato dalla realtà?
La Cina sostiene che il Tibet era poverissimo, arretrato, una società teocratica ancora strutturalmente arcaica, è vero.
La Cina sostiene di star portando finalmente il progresso, non è vero, perché un popolo, una cultura, non si nutrono solo di strade, autostrade, treni mirabolanti fra le vergini vette del mondo, palazzi e supermercati, serve la libertà, la libera espressione della propria identità.
Si può morire individualmente e collettivamente in molti modi. Il  novecento ci ha insegnato che si può morire in trincea, in un forno crematorio, nelle marce forzate, nei gelidi gulag, nei campi di rieducazione, sotto la pioggia radioattiva di una bomba atomica, dispersi chissà dove in un paese che non è il tuo; la modernità è altrettanto fantasiosa, ci sono le pulizie etniche, i bambini soldato dell'Africa ammalata, le mine anti-uomo, gli atti terroristici con le cinture di tritolo ben strette in vita. Nella nostra più recente modernità a volte non serve  fare la guerra e neanche le bombe intelligenti, sono sufficienti la potenza economica e politica, un'occupazione lenta e graduale senza spari e dalle mani pulite, un'invasione in doppio petto; per far morire un popolo basta impedirgli di vivere a suo modo, di studiare e parlare la propria lingua, di rispettare le proprie tradizioni, di onorare i propri valori, di raccogliersi nei luoghi di preghiera, di conoscere la vera versione della propria storia.
Ci sono stati vari incontri fra studiosi ed esperti delle due religioni, la storia degli ebrei pare interessi molto i tibetani, hanno ragione, i figli di Israele sono grandi maestri di sopravvivenza, duemila anni dispersi per il mondo, ghettizzati per secoli prima e andati in fumo poi per avere infine una patria più piccola di un fazzoletto che ancora suscita scandalo. Duemila anni in diaspora e pur sempre a galla, coagulati intorno a un libro, la Bibbia,  espressione di un'identità e di un mondo di valori, la sola cosa concreta che li ha tenuti uniti. Anche i tibetani hanno una cultura millenaria, hanno anche una patria, le loro montagne più alte del mondo in  un territorio sconfinato, ma la stanno progressivamente perdendo e non solo per i numeri in continuo aumento dei cinesi che volenti o nolenti vengono a stabilirvisi, ma perché è la loro identità ad essere violata, a non potersi esprimere, a non essere riconosciuta e se è vero che la diversità è una ricchezza, senza nutrimento identitario,   senza fedeltà alla propria storia, si finisce per non sapere più chi si è.
Sulla bandiera tibetana c'è un sole che brilla in piena giorno, non un tiepido sole al tramonto.
Quando un cuore si sente in esilio può persino bruciare, e non solo metaforicamente.

4 commenti:

  1. Cara Sara, anche io sono addolorato per quello che succede, per la gravità di quello che succede e per le conseguenze per il mondo di quello che succede. Da anni sostengo i tibetani, da anni invito la gente ad andare ad ascoltare i monaci nei vari centri di darma perchè questo fa bene a noi. Ci aiuta a trovare la pace e con essa la serenità di giudizio, la calma, la capacità di essere esseri umani migliori. Ma purtroppo credo che il mondo abbia iniziato una certa corsa, visibile da cento segni e non solo dai monaci che si autoimmolano. Una corsa che -spero di sbagliarmi- non si fermerà. Se hai qualcosa di concreto da proporre, fallo e certamente lo prenderò in considerazione ben sapendo che di cortei, dimostrazioni pacifiche etc. non ce n'è mai abbastanza ma anche che alla fine servono a poco. Qui da noi addirittura qualcuno si è dato fuoco davanti all'Agenzie delle Entrate. Io non sono una persona pratica e quindi quello che faccio è semplicemente tenere viva la mia sensibilità e cercare -a fatica- di tenere "pulita" la mente. Ciao. Ferni

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    1. ciao Ferni, grazie per la tua riflessione. Tocchi un tasto dolente chiedendo cosa fare in concreto, risposta difficilissima, forse non c'è; eppure mi viene da dire quello che ognuno di noi, modestamente, goffamente può, sa e vuole fare nell'ambito delle sue competenze e possibilità. Tu per esempio tenendo pulita la mente e continuando il tuo lavoro di sensibilizzazione intorno a te, io per esempio scrivendo queste qualche righe, altri con impegno e costanza in organizzazioni umanitarie e aiuti concreti. Tante minuscole gocce.....sara

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  2. grazie di cuore di avere risposto al mio appello .debbie

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  3. E' stato un piacere conoscerti!

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