martedì 20 ottobre 2009

Storia di un libro




La bambina chiede alla mamma: Mamma, come nacque la razza umana?
La madre risponde: Dio creò Adamo ed Eva e loro ebbero dei figli. Così nacque la razza umana.

Due giorni dopo, la bimba fà la stessa domanda al papà.
Il padre risponde: Molti secoli fa esistevano le scimmie. Con il passare degli anni si svilupparono e si trasformarono in uomini. E' così che nacque la razza umana.

Molto confusa, la piccolina, si rivolge alla mamma e le chiede: Mamma, come mai tu mi dici che la razza umana fu creata da Dio e papà mi dice che proveniamo dalla scimmia?
Tesoro, le risponde la mamma, io ti ho parlato della mia famiglia e papà della sua.

E' una barzelletta, ma pone in realtà un grosso problema, come conciliare cioè fede e scienza circa la creazione del mondo. Per gli ebrei siamo nell'anno 5770 , pochini rispetto alla teoria del bing bang. I credenti scavano da sempre nei meandri più segreti della Bibbia alla ricerca di teorie e conferme scientifiche sottese al Testo Sacro. Personalmente mi convince una frase del filosofo Levinas: " Il n'y a pas de physique en métaphysique", sono cioè due mondi diversi e non vanno mescolati; la Thorà ( Il Pentateuco) è un invito alla riflessione sull'uomo, la sua essenza, il suo rapporto col trascendente, e trova la sua dimensione sacrale nella metafisica, gli scienziati invece lavorino di fisica in santa pace nei laboratori e nelle università.

Giovedì sera, la vecchia compagna di gioventù ritrovata, Miriam, mi invita ad un vernissage dove espone un'amica. Ceniamo prima a Neve Tzedek, il più antico quartiere ebraico di Tel Aviv, fondato nel 1887, quartiere malfamato e all'abbandono per anni, oggi completamente restaurato e di charme. Interessante il Centro Suzanne Dellal, ex-scuola divenuta centro culturale per festival, esposizioni e manifestazioni varie.
Il vernissage si svolge invece nella sede dell'associazione di architettura a Jaffa, le opere esposte del resto sono tutte di architetti che fanno anche gli artisti. Col suo porticciolo vecchio di 4000 anni (importantissimo nell'antichità), i caffè all'aperto, le gallerie d'arte, il mercatino delle pulci, le case di pietra che si inerpicano per vicoli tortuosi e un atmosfera molto easy, Jaffa è un borgo bellissimo alla periferia di Tel Aviv. La foto di questa pagina è un albero- scultura sospeso in una piazzetta della città vecchia.



Prendo l'autobus numero 4, scendo in Kikar Magen David (piazza stella di Davide) e visito rehov (via) Sheinkin, la strada più trandy della città, il shuk Carmel (un vero mercato orientale per colori, odori e sapori) nel quartiere yemenita e la pedonale Nahalat Benjamin che il martedì ed il venerdì accoglie tante bancarelle di artigianato locale, ceramica e bigiotteria d'argento in particolare. Fiumane di persone e artisti di strada completano il quadro. Sull'autobus la signora dietro a me mi mette in mano dei soldi; ci metto un pò a capire che qui nessuno paga quando sale per non far perdere tempo all'autista. Ci si siede e poi i soldi passano di mano in mano fino a quando arrivano a destinazione dal conduttore. Mi sono circolati per le mani per lo meno 15 biglietti.


Mi sono svegliata alle 6 del mattino e mezz'ora più tardi vado in spiaggia pensando di trovare un deserto umano: errore colossale, più affollato che a mezzogiorno, forse perchè c'è hamsim, il vento caldo del deserto che ti stronca, meglio circolare nelle ore più fresche. Gli israeliani sono dei grandi mangioni, (chiamano persino "strudel" la chiocciola dell'indirizzo e-mail), ma anche dei grandi sportivi. Sulla spiaggia ci sono delle aree piene di attrezzi ginnici e a tutte le età corrono, camminano, fanno streetching, rimpolpano i muscoli; con questo caldo, una faticaccia immane!

Sul lungomare, interminabile, a un certo punto c'è una zona tutta chiusa, le palizzate divisorie si spingono lateralmente molto avanti, fino a dentro l'acqua. Credevo ci fossero dei lavori in corso, ma un gran cartello dice ben altro: " The separated beach" . E' l'angolo degli ultra ortodossi. Per le donne domenica, martedì e giovedì, per gli uomini lunedì, mercoledì e venerdì, il sabato riposo per tutti, anche per il vecchio mar Mediterraneo.

Il 16 ottobre 1943 c'è stato a Roma da parte dei nazisti il più grande rastrellamento di ebrei della storia italiana, 2000 persone, meno di una decina hanno fatto ritorno. In questo giorno, da 5 anni a questa parte, gli ebrei italiani residenti in Israele organizzano una commemorazione della deportazione dal nostro paese a Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, spazio imprescindibile nella realtà ebraica del mondo intero. Ho la preziosa occasione di poter partecipare. Per gli insondabili sentieri della vita e dei suoi accadimenti, viene ufficialmente consegnato alla madre di Miriam, una giovanetta di 88 anni, un libro di preghiere datato 1934, a Fiume e col nome del proprietario, il fratello Guido, morto nei campi. Questo libro, non si sa dopo quali peripezie è finito tra le mani di Mirella Nissim, un'amica di Miriam, molto attiva nella comunità italiana locale. Cerimonia profondamente toccante, abbiamo ascoltato il direttore di Yad Vashem, l'ambasciatore italiano, un testimone della strage di Ferrara e la storia di questo libro ritornato "misteriosamente a casa" 75 anni dopo.

3 commenti:

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  2. Bonjour Sara :)
    Beaux textes et belles images !
    Merci beaucoup, et au plaisir de te revoir très prochainement à Paris !
    Catherine

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  3. Quanti ricordi, Sara. Sono passati più di 30 anni ma le tue parole risvegliano memorie nitide. Naturalmente tutto è diverso ora. Una curiosità: anche nelle Filippine i mezzi pubblici (jeepneys) raccolgono passeggeri senza fermarsi; non si emettono biglietti e i soldi per la corsa passano di mano in mano in due direzioni (se c'è resto). Bizzarre usanze.

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