martedì 6 ottobre 2009

la limonaia del Signor Gandossi

la limonaia del Signor Gandossi
Capita, girovagando tra il minuscolo porticciolo della frazione Villa ed i vicoli di Gargnano o addentrandosi nel dedalo dei viottoli serrati tra i muraglioni delle limonaie, di cogliere la peculiare atmosfera di questo paese del lago di Garda sulla sponda bresciana. Si, si odora un genio loci che sa di silenzio, di calma, un rispetto antico della natura, fedeltà ( parola stupenda ormai divenuta reazionaria) a tempi e modi rallentati, gli stessi fissati sulle foto di un secolo fa. Architetture e paesaggi della Belle Epoque sono presenza vivissima sul lago di Garda, ma se sono la terrazza del Casinò e il Grand Hotel ad occupare la scena di Gardone, il Vittoriale di D'annunzio a Salò, sono invece i pilastri ed i gradoni a terrazza delle limonaie che si insinuano fra le case e restituiscono l'immagine di Gargnano. Gargnano, paese dove per secoli a partire dal XIII, c'era la più grande concentrazione di coltivatori di limoni, fitto tessuto di serre di grande pregio architettonico e testimonianza della miracolosa simbiosi del lavoro dell'uomo con la ricca offerta della natura.

Ospite per la seconda volta di un gioiellino a picco sul lago di Franca, buon dì contessa Bice di vederla son felice, alle 10 del mattino di sabato ho appuntamento col Signor Giuseppe Gandossi, proprietario e infaticabile difensore di una delle pochissime limonaie ancora attive e produttive (ce n'erano 450 sul posto) per una visita ricca di storia, di sapere e naturalmente gratuita, come l'amore e la passione impongono. Il Signor Gandossi viveva a Brescia e faceva il rappresentante di tessuti, di limoni non ne sapeva proprio niente, ma nel 1970 cerca casa in quel di Gargnano perchè la moglie ha lì una merceria. Trova quel che gli piace, una vecchia dimora di pietra che però ha annessa una limonaia, abbandonata e pressochè distrutta dagli anni e dall'incuria.
Succede che si rimbocca le maniche e si appassiona, fa il contadino, il falegname, il carpentiere, il muratore, l'idraulico, perchè la struttura richiede tutte queste competenze e studia, si informa, guarda con rispetto e voglia di imparare a secoli di tradizione locale e.....fa rivivere la limonaia. E' giustamente fiero di poter dire che la sua creatura è storicamente integra, il solo cambiamento, l'unica concessione alla modernità è l'aver sostituito il riscaldamento con stufe ad olio invece dei falò pericolosi e fumosi che si accendevano d'inverno per riscaldare la serra. Andiamo su e giù per le cole (le terrazze piantumate, si usava dare una cola in dote alla signorina da marito) e lui racconta, come mille altre volte, mostrando arnesi, gerle di varie grandezze, tutti gli attrezzi del mestiere, testimonianza viva di un lavoro che non finisce mai.

Le limonaie sono bellissime, forse dico una cazzata ma per le proporzioni e l'essenzialità sembrano uscite dal tecnigrafo di Le Corbusier; sono costituite da muraglioni perimetrali altissimi (8-10 metri) che le chiudono su tre lati e da pilastri di pietra di pari dimensioni, legati tra loro da un'orditura di travi di castagno ( legno duttile e presente sul territorio) che li sormonta. Da novembre a marzo le limonaie venivano chiuse con grandi pareti mobili di legno e ampie vetrate e poi coperte da tetti di assi di legno. Tutti questi elementi, lavorati rigorosamente a mano venivano montati e smontati con estrema cura ogni anno e custoditi d'estate in magazzini in pietra ( i cosiddetti caselli) adiacenti alle limonaie stesse; il Signor Gandossi naturalmente tutto questo lavoro lo fa ancora oggi e probabilmente è l'unico. L'albero del limone (può raggiungere i 200 anni, ma produce bene a partire da 35) così protetto ed accompagnato nella crescita raggiunge incredibili altezze e produttività. Mi ha commosso ascoltare dalla voce del Signor Gandossi come ogni dettaglio, anche quello apparentemente più insignificante, abbia una sua precisa ragione d'essere. Quelle asticelle di legno a punta e leggermente incurvate, per esempio, che chiudono le vetriate, son così fatte per scivolar via con una semplice martellata a fine inverno, o quell'erba matta che si infila lungo le fessure per otturare gli spifferi di aria fredda. -Dev'essere colta con le radici- dice il Gandossi, -perchè?- faccio io. - perchè le radici le tengono unite alla base impedendo la dispersione dei filamenti col vento. Quel che si dice l'importanza di un dettaglio, l'esperienza di un sapere antico costruitosi in secoli e secoli! Mi ha fatto venire in mente una regola dell'ermeneutica biblica che dice che ogni nuova scintilla interpretativa si deve aggiungere al patrimonio dei saggi e degli studiosi della tradizione, arricchirlo, ma mai negarlo o essere in contraddizione; si tentano nuove strade, ma senza buttar via nulla di quanto è già stato fatto.

Le limonaie hanno fatto prosperare per secoli l'economia di Gargnano, il XVIII quello di massimo splendore, poi a metà ottocento ecco il treno e con lui la concorrenza delle arance di Sicilia e del meridione in generale, si è scoperta la formula per ottenere chimicamente l'acido citrico e soprattutto è arrivata la gommosi, malattia terribile per le piante, coltivare agrumi così a nord non è stato più redditizio.
L'ultima storia regalo del Signor Gandossi è .....il cedro. Già, mi racconta che in tempi remoti venivano ebrei da tutta l'Europa dell'est, Russia Polonia, Germania, dalle città di Breslavia e Nurimberga in particolare per scegliere personalmente e comprare i cedri per la festa di Sukkot e non badavano a spese. Il cedro è buono e bello, frutto simbolico imprescindibile per la festa ebraica delle capanne. Nella seconda metà dell'800 e fino alla vigilia della seconda guerra mondiale Trieste è stata il maggiore emporio per la distribuzione dei "cedri degli ebrei" come venivano chiamati. Il Signor Gandossi è rammaricato, ne ha piantati tre alberi, ma ha scoperto che non vanno bene per la mia tribù perchè li ha innestati e con l'ibridazione, l'integrità della cultura è andata a farsi friggere.

2 commenti:

  1. La limonaia della foto non è la limonaia del sig. Gandossi ma una limonaia sulla strada statale fuori Gargnano andando verso Limone

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  2. si, lo so, ma volevo far vedere la struttura di una limonaia e non avevo foto di quella del Signor Gandossi. grazie per l'attenzione. sara

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