sabato 18 luglio 2009

Compagni di viaggio

Già, abbiamo dei compagni di viaggio che non ci lasciano mai, sono una trentina di gabbiani che seguono fedelmente la scia della nostra nave.. Sembrano scomparire durante le soste, ma appena la barca si mette in moto, rieccoli! Alcuni hanno il becco corto e scuro, il primo giorno c'erano anche una decina di cornacchie brutte e nere, ma erano in difficoltà, i gabbiani non le volevano e le cacciavano via, spiace constatarlo, ma nazionalisti pure i volatili, more locale. Incredibile l'osmosi tra animali ed ambiente; le rane indiane erano minute e nere come i keralesi, qui i gabbiani sono proprio degli Ivanov, dei Vassilij, degli Igor, dei Fiodor, niente a che vedere con i gabbiani grandi e slanciati del Mediterraneo, per non parlare di quelli disincantati e snob della Costa Azzurra di consumata esperienza internazionale. Questi russi sono nerboruti, piccoli e tozzi, testardi e molto rapaci, di nessuna convivialità, non danno confidenza, combattono all'ultimo sangue per il pezzo di pane. Ho inaugurato la cerimonia del pasto al primo giorno di navigazione mettendomi in borsa cinque fette di pane, ha funzionato, si lancia il boccone in aria e loro lo prendono al volo, adesso pasteggiano regolarmente tre volte al giorno e sul ponte arrivano in molti a foraggiarli.

Sosta di 5 ore a Jaroslav, una delle più antiche e celebri città della Russia, fondata nel 1010, importante centro fluviale, fa parte del cosiddetto anello d'oro, le città di rilievo nella cintura moscovita. La sua privilegiata posizione sul Volga ne ha favorito nei secoli lo sviluppo, i suoi maestri artigiani, fabbri, vasai, carpentieri, tessitori erano famosi in tutto l'impero. La città, 600.000 abitanti, si snoda lungo il fiume, gasdotto e oleodotto garantiscono lavoro. C'è anche il ponte della ferrovia che i nazisti tentarono senza successo di distruggere perchè arteria importantissima, fa parte della più lunga rete ferroviaria del mondo, la transiberiana. Bellissime chiese e cappelle, tutte decorate sui muri e come sempre a pianta greca, stupenda quella dedicata al profeta Elia. Piazze e strade larghe ed alberate, edifici barocchi ben restaurati accanto a costruzioni grigie e massicce di regime, nelle stradine invece le case sono malconce e sgarrupate, al mercato si vendono mirtilli e fragoline di bosco appena raccolte in bicchieri di plastica, me ne faccio una scorpacciata, pesci affumicati esalano un odore inconfondibile. Anonima la gente per le strade, nessuno guarda nessuno, non si chiacchera, non si sta seduti al caffè, mamma che tristezza nell'aria, eppure oggi c'è il sole. Gastone vuole essere puntuale per la lezione di danza folcloristica, fa parte del corpo di ballo con esibizione finale l'ultimo giorno di crociera.

Venerdì 10 luglio Myshkin, la sosta più bella, anonima e ininteressante credo per i russi, ma non per noi. E' un piccolo paesino di campagna, 6000 anime, bellissimo e autentico, finalmente un posto vero con case vere e gente vera. Già, la gente, non ne sapevamo niente, tra zar, palazzi imperiali, monasteri e monaci, gli uomini sembravano semplicemente non esistere, un'epopea di grandi che scorda i piccoli, eppure sono decine e decine di milioni di individui. Myshkin sembra un paese del far- west americano, manca giusto la diligenza. Tranne quella principale, le strade non sono asfaltate, ma di terra, case tutte di legno decorato e dipinto, le cornici intorno alle finestre sfidano colori e fantasie di intarsi, isolate e lontane le une dalle altre, c'è tanto posto e probabilmente anche tanta solitudine. Siccome a parte le solite bellissime chiese decorate non hanno altro, si sono inventati il museo del topo, (orribile, c'è persino un topo giudoka) costruendoci sopra una storia che però mi sono rifiutata di ascoltare, interessante invece una specie di hangar con vecchi utensili della terra, macchine agricole, automobili degli anni 50.

Infine Uglich, l'ultima tappa della navigazione prima di Mosca. Passeggiamo alle 8 di mattina per questa piccola cittadina storica del X secolo. Oltre alla centrale elettrica, importante la produzione casearia e quella degli orologi marca Chaika, un tempo famosi ed ora precipitati con l'arrivo della concorrenza dall'estremo oriente. Visitiamo il cremlino della città (ne parlerò in seguito, ma non c'è solo quello di Mosca), di cui rimangono solo i resti delle mura di pietra. All'entrata la cattedrale della Trasfigurazione con una stupenda iconostasi barocca e accanto la chiesa di San Dimitri . In una piccola cappella ascoltiamo per l'ennesima volta un coro di canti ortodossi con susseguente offerta di acquisto cd. Non l'avevo ancora scritto, ma all'uscita di ogni chiesa, e ne abbiamo visitate proprio tante, abbiamo sempre assistito ad un ensemble di 4-5 coristi che con voci veramente angeliche cantano possentemente la gloria dei cieli. Mi sono chiesta il perchè di tutto questo cantare: tradizione slava? una religiosità ardente e dolorosa?, un mezzo per sbarcare il lunario? una delle poche possibilità gratuite di gioia offerte ad un popolo dalla storia così tormentata? Non conosco la risposta, ma risulta certo evidente da una parte l'importanza della religione ostacolata e negata per quasi tutto il novecento dal dogma comunista (nei musei le guide non avevano nemmeno il diritto di pronunciare la parola Dio spiegando le icone, da considerarsi semplici opere pittoriche senza valore sacro o simbolico), dall'altra il carattere austero della religione stessa (la funzione dura due ore e mezza e si svolge tutta in piedi, l'iconostasi divide l'uomo dal contatto diretto con l'altare e dunque con il sacro, le monache nei conventi ricamavano perchè non avevano il diritto di dipingere le icone).

Navigando infine verso la capitale, il Generale Lavrinenkov non si pone interrogativi mistici, ma quanto mai turistico-goderecci. Gastone fa stretching al sole sul ponte della nave e si prepara alla sua esibizione serata di gala per lo show dei talenti, ballerà agghindata di una tenda fantasia stile "la bella lavanderina", la sottoscritta gorgheggia "Oci ciornie" e "Katiuscia" ( la versione originale di "fischia il vento urla la bufera, scarpe rotte eppur dobbiamo andar) in russo col coro armata brancaleone di italica stirpe, gli afecionados del burraco litigano eternamente sulle regole da seguire, il traduttore Dimitrij inveisce contro la cricca internazionalista-giudaico-massonica di Trotsky nella sua soidisant lezione di storia, "la dentiera" (un giovanotto settantenne così da noi soprannominato) racconta le sue solite barzellette di sesso e il varesotto con parrucchino sta attento al vento che non glielo porti via. E ....la nave va.....quanto materiale per un film di Fellini!


2 commenti:

  1. com'è difficile riuscire a scrivere il commento sul blog

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  2. Trovo più interessanti e divertenti i commenti personali a fatti e persone e le sensazioni di viaggio che i riferimenti storico-politici che risultano un po' scolastici...

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