domenica 27 maggio 2018

il lago d'Orta nel fascino di un cielo bigio


Scendo dal treno all'una di martedì scorso alla stazione di Stresa e subito davanti agli occhi il fascino dell'isola dei Pescatori, la mia preferita fra le Borromee del lago Maggiore. Ritrovo soprattutto quelle architetture dal sapore rétro, tipiche dei nostri laghi, che mi incantano; a un lato della stazione l'edificio art déco all'abbandono della linea in disuso che portava al Mottarone, subito fuori a pochi metri, lo splendore maestoso e quasi irreale del Grand Hotel des Iles Borromées, edifici come silenti testimoni delle diverse realtà della nostra Italia, fra immobilità pubblica e l'attenzione al passo coi tempi del privato..Una bazzecola arrivare a Stresa, neanche un'ora da Milano, ho provato grande gioia nel rivedere questi luoghi dopo tanti anni! Sono venuti a prendermi Alberto e Arrigo, una conoscenza recente che spero si trasformi in amicizia perché con loro ci sto proprio bene. Hanno casa a Magognino, una frazione di Stresa in collina di cui ignoravo persino il nome, ma adesso non me lo scordo più; dal loro balcone, a parte il tripudio di piante e fiori, si gode di una vista stratosferica. La mostro sia col tempo uggioso di quando sono arrivata che col cielo finalmente terso del rientro di giovedì. 
                                                                                 
Gli interni del loro appartamento sono accoglienti come i padroni di casa. Arrigo non è solo un cuoco sopraffino, ma anche un formidabile bricoleur; negli anni dei loro viaggi intorno al mondo ha raccolto e comprato un'infinità di coralli e conchiglie che trasforma da vero artista in magnifiche composizioni con supporti di vari materiali trovati frugando tra le bancarelle dei mercatini o in cartapesta creata da lui. E che dire del  minuscolo bagno tappezzato di palme che sembra di farsi la doccia in un romanzo di Pierre Loti o di quello in english style perfetto per un dandy quale Oscar Wilde? Sono complimenti sinceri, ma da vera opportunista, ci tengo comunque a farli pubblicamente nella speranza di un nuovo invito futuro da queste parti.
Si progetta per l'indomani il giro del lago Maggiore mentre per il pomeriggio la meta è il vicino lago d'Orta, magico sempre, anche sotto una pioggerella fine fine. Lungo il percorso delle soste che i miei anfitrioni giudicano meritevoli. Per esempio delle sculture in legno intagliate da un boscaiolo artista locale, alberi spezzati dai temporali che grazie a lui non sono diventati ceppi da ardere, difatti l'albero ringrazia perché sul cartello c'è scritto "Grazie per avermi dato nuova vita". Per esempio la chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta nell'antico borgo di Armeno in stile romanico-lombardo del XII° secolo  coi suoi splendidi capitelli esterni e gli affreschi interni. Per la sua ecletticità moresca, impossibile poi non fare uno stop davanti a Villa Crespi, attuale tempio gastronomico dello stellato chef Antonino Cannavacciuolo. Costruita a fine '800, la scelta architettonica interpreta i desideri del suo primo proprietario,  un facoltoso industriale cotoniero che voleva offrire alla moglie, Pia e non Shérazade di nome, il fascino dell'Oriente e di Baghdad in particolare e poi chissà, magari anche altre follie delle mille e una notte. Non sono esosa e mi potrei accontentare della casa del custode.
E poi passeggiata ad Orta sotto la pioggia, di fronte il Monastero Benedettino che bianco e possente, lassù in cima, veglia sull'isola di San Giulio.

Da laici impenitenti e gaudenti sostituiamo 'l'orat et laborat" delle poche monache di clausura ancora rimaste nel monastero di San Giulio con caffé e biscottini e la sorpresa di angoli incantatori che anche un pittore nel giardino del municipio, la villa Bossi,  vorrebbe immortalare. La cornice del suo quadro è vuota perché la tela è il paesaggio stesso. Magnifica la darsena della villa dell'editore Motta con le margheritine "erigeron" che spuntano dagli anfratti, magnifiche le vecchie strade tutte pedonali e acciotolate che coi lampioni accesi all'arrivo del tramonto accentuano ulteriormente il carattere fiabesco del luogo; si susseguono poi portici, botteghe artigiane, magnifici balconi e davanzali con alberi, piante e fiori che danno colore e vita all'abitatoo.
Condizioni di visita ideali, l'orda dei vacanzieri estivi non è ancora arrivata, per vicoli e strade il silenzio è tale che i nostri passi risuonano sul selciato. Nel cuore del borgo, non a sproposito  nella lista dei più belli d'Italia, piazza Motta con le sue dimore signorili e nel centro Palazzo Broletto di fine '500 con la torre campanaria, in basso il porticato per il mercato, al primo piano la sala delle riunioni. Qui venivano esercitati il potere legislativo ed esecutivo da parte del Consiglio Generale composto dai deputati del feudo vescovile di Orta San Giulio che a partire dal XII° secolo godrà per lungo tempo di piena autonomia. Da non perdere lo scorcio della chiesa di Santa Maria Assunta all'apice di una strada in pietra fiancheggiata da palazzi storici; risale a fine '400 ed è stata inizialmente dedicata alla Madonna della Consolazione per ringraziarla della liberazione dalla peste. Ricostruita nel corso del XVIII° secolo, verrà poi intitolata all'Assunta.






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