mercoledì 4 marzo 2015

la Villa Arson a Nizza

Negli anni scorsi in questo periodo ero in giro per altre latitudini a cercare dove il vecchio sole scalda di più e l'emozione di nuove scoperte in paesi lontani; infatti Gastone, l'abituale sodale di viaggio, non è venuta meno all'appuntamento invernale e tradendomi ignominiosamente se n'è andata in Rajastan e Goujarat in altra compagnia: sono contenta per lei, ha fatto un viaggio bellissimo, ma la sottoscritta con qualche soldino in tasca di meno e qualche dolore "romantico" in più (come mia madre chiamava  gli acciacchi "reumatici")  non ha fatto la valigia. Però... però... però... non mi lamento certo, mi considero sempre fortunatissima, a Nizza la sorpresa della Villa Arson e a Parigi, oltre alla gioia sempre rinnovata di nonna, la mostra straordinaria di Sonia Delaunay di cui parlerò nel prossimo post.
In Francia ci sono più o meno 57 scuole d'arte e meno di dieci sono statali: la Villa Arson è fra queste dieci, in una ristretta lista che comprende centri di studi e d'arte prestigiosissimi come L' Ecole des Beaux Arts nelle sue varie sedi di Parigi e di altre città (Digione, Nancy, Lione etc) o l'Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs nella capitale. Concorso severissimo per accedere a queste scuole, a Villa Arson ogni anno al test d'ingresso si presentano 500 giovani e solo una quarantina passerà la selezione; la scuola, dalla formazione gratuita, accoglie complessivamente all'incirca 200 allievi, un corso di studi post-liceale di cinque anni con insegnamenti teorici e pratici. Tecnologie numeriche dell'immagine e del suono, storia dell'arte ed estetica, numerosi atelier di stampa, scultura, fotografia, scenografia, pittura, ceramica, lavorazioni del metallo e del legno, le varie tecniche di arti grafiche, per ogni studente non c'è che l'imbarazzo della scelta nel ricercare la propria futura cifra artistica. 
Devo tutte queste informazioni al gentilissimo professore Frédéric Bauchet responsabile dell'atelier di  ceramica dove mi accoglie mentre segue alcuni ragazzi al lavoro. Mi spiega che è un vero privilegio per docenti e discenti lavorare a Villa Arson  che non è solo scuola, ma polo culturale e artistico di grande respiro perché anche centro nazionale di arte contemporanea, mediateca, residenza per artisti francesi e stranieri che grazie a borse di studio possono soggiornare qui, usufruire di tutte le strutture del centro e dare visibilità al loro lavoro con una mostra assicurata. Ed ecco troneggiare un cavallo di Troia, frutto di un lavoro collettivo,  che ha fatto gran spettacolo in giro per la scuola . 
Se penso al sovraffollamento di molti nostri istituti ed università e allo stato precario di edifici e strutture, non posso che restare incantata dall'investimento francese su scuola e cultura, un vero fiore all'occhiello dove ogni giovane viene seguito individualmente, dove gli si offre un contesto di studio-lavoro straordinario, dove concretamente si apriranno prospettive di inserimento futuro. 
In effetti ho parlato di contesto straordinario e questo vale non solo per  la scuola ma anche per il luogo, non a caso dichiarato "Patrimonio del XX° secolo" perché siamo a Nizza sulla collina della Sainte Barthélemy, su una superficie di 23.000 metri quadrati in un insieme architettonico e paesaggistico mozzafiato dove nessun dettaglio è stato trascurato: dal giardino studiato da Siah Armajani con panche, tavoli e elementi di design alle sculture di artisti già affermati che abitano alberi (François Morellet "90° à l'ombre" 1989)), terrazze, viali e corridoi, spazi esterni ed interni, dal mare e le colline intorno a fare da cornice superlativa alla vecchia villa all'italiana del XVIII° secolo circondata dalla modernissima struttura tutta cemento dell'architetto Michel Marot. 
Muri di cemento rivestiti di ciottoli del vicino fiume Var con al centro dell'area, a sottolineare la continuità   fra passato e presente, la vecchia villa, un connubio particolarissimo tra il minerale e il vegetale, tra le vecchie pietre e il nuovo rigoroso cemento, "un compromesso tra una fortezza antica e un vascello dal futuro improbabile, un luogo fatto di atmosfera più che di segni" secondo la definizione di un altro collega architetto. Certo se fossi venuta qui qualche anno fa probabilmente non avrei apprezzato  questa struttura brutalista così massiccia ed essenziale, avrei trovato offensivo tutto questo cemento grigio in compagnia degli assolati colori mediterranei e della leggerezza delle sue forme, ma la frequentazione degli amici dell'associazione Le Corbusier e i viaggi fatti con loro hanno educato il mio sguardo.  La vecchia villa e il giardino hanno una lunga storia: sono prima proprietà privata di un ricco banchiere, diverranno nel 1884  il Grand Hotel Saint Barthélemy e nel 1927 addirittura una casa di cura, la clinique Cyrnos, prima di divenire patrimonio della città nel 1948 e in seguito dello stato. Sarà nel 1962 quel gran ministro della cultura che è stato André Malraux, innamoratosi del sito, ad avere l'idea di trasformarlo in una scuola internazionale di Belle Arti; nell'ambito di una vasto  progetto di decentralizzazione, la scuola, più un centro espositivo e le residenze per artisti avrebbero spalancato alla formazione artistica e allo scambio internazionale le porte del sud già scoperto da fine 800 da tanti grandi artisti come luogo privilegiato per la creazione. Nel 1970 il nuovo assetto della Villa Arson sarà ultimato con la salvaguardia del vecchio edificio e del giardino, patrimonio già esistente, e la modernità della nuova architettura nell'area circostante.   
Troppo lungo e difficile inoltrarmi per gli ardui sentieri dell'arte del presente, solo uno sguardo alle due esposizioni che si tengono attualmente a Villa Arson riunite sotto un unico denominatore comune, ovvero "Bricologie", una riflessione molto articolata su strumenti, tecniche, materiali, manualità, saperi artigianali di cui un'opera d'arte può essere espressione e naturalmente idee e significati che ci stanno dietro,  In mostra le creazioni di artisti affermati e quelle degli allievi della Haute Ecole d'Arts Plastiques di  Brauschweig nell'ambito di uno scambio internazionale fra le due scuole. Mi incanta un video "Déjà vu" di Michel François di cui riesco a captare dei fotogrammi di una mano che con un semplice "gesto" fa assumere le forme più svariate a della banalissima carta di alluminio da cucina, un immenso cuscino nero concepito da Robert Ernst che però chiunque può far gonfiare azionando twitter da casa, un gesto virtuale che opera da lontano direttamente sulla materia.
La complessità e la varietà delle espressioni artistiche dell'arte contemporanea necessitano di conoscenze e di spiegazioni, non sono  più sufficienti la fruizione visiva ed emozionale dell'opera; in questo senso mi sembrano indicative  due citazioni offerte dal ricco catalogo della mostra che aprono alla riflessione. Una è dell'artista Panamarenko: "On opère une distinction entre la technique, la science et l'art. Foutaise! Ce n'est qu'une gigantesque soupe, avec laquelle vous pouvez décider de vous amuser ou non. ça peut être beau ou ne ressembler à rien..." L'altra è del più grande dissacratore del '900, quel Marcel Duchamp che mette i baffi alla Gioconda ridendosela non certo di Leonardo da Vinci ma di convenzioni e conformismi del gusto corrente: "L'art c'est la connaissance technique d'un métier. Les Beaux-Arts? Tous les arts sont beaux.  Celui du rémouleur est fascinant: mais c'est un artisan. Quelle différence? Mon coiffeur se dit artiste et aussi le pâtissier....". E la sua porta dalla duplice cerniera, che contemporaneamente apre una stanza e ne chiude un'altra, sta proprio lì a sottolineare che nessuna certezza inconfutabile è possibile.
  

1 commento:

  1. Che bizzarra coincidenza: la sera che tu hai postato questo blog dedicato a Villa Arson, qui da noi si è sviluppato un incendio devastante. "Arson" in inglese significa incendio doloso. Un collegamento paranormale? Scherzo naturalmente.
    Ho qualche problema con il concetto che tutto sia arte. Innanzitutto, l'arte è di pertinenza umana - la natura non è arte, così come gli scimpanzé pittori non sono artisti. Poi se vogliamo considerare arte le "produzioni" di Piero Manzoni allora tendiamo a distruggere il concetto di arte.
    Però le opere che hai fotografato hanno un che di artistico e non mi dispiacciono.
    Scusami: sono andata fuori tema...

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