domenica 13 giugno 2010

Berlino: pieni e vuoti

I CIAM (congressi internazionali dell'Architettura Moderna) promossi da Le Corbusier presentano La Carta di Atene, testo fondatore dell'architettura ed urbanistica moderna. Il testo enuncia i criteri per migliorare le condizioni di vita nella città moderna, per lo svolgere armonioso delle 4 funzioni umane: abitare, lavorare, divertirsi, spostarsi. Interessante notare la data di questo documento, il 1933, lo stesso anno della presa al potere di Hitler, animato da ben altri ideali. Visitiamo questo "village vertical" del grande architetto.
L'edificio è proprio attaccato al Olympiastadion (ora completamente rimodernato), quello creato per i Giochi Olimpici del 1936. Quei Giochi testimonieranno la diffusione di una nuova concezione dell'attività agonistica, utilizzata ai fini dell'educazione patriottica e della propaganda politica. Durante i Giochi di Berlino si applicherà un rituale simbolico di celebrazione del regime nazista, che condizionerà le successive cerimonie pubbliche; le Olimpiadi assumeranno così il ruolo di spettacolo di massa e di strumento di battaglia politica, Guardando il panorama intorno dal 15 piano mi tremano le gambe perchè  vedo Maifeld, un grande campo ad ovest dello stadio con la maestosa Torre dell'Orologio, veniva usato per i grandi raduni di massa del regime come risulta da tante foto dell'epoca.  Per fortuna il mitico Jesse Owens, americano e nero come la pece vinse 4 medaglie d'oro, Hitler incazzatissimo non volle assistere all'assegnazione dei premi.
Fare un viaggio focalizzato sull'architettura ed essere a Berlino, Eldorado per architetti ed artisti del mondo intero  ha fatto naturalmente sorgere in me una domanda: nella volontà encomiabile della Germania di voler ricostruire una città distrutta  testimoniando e documentando senza veli il suo tragico passato, come architetti e scultori hanno tradotto l'orrore? In pittura c'è la scelta del soggetto, la drammaticità del tratto, l'intensità del colore o la sua assenza, nella scrittura c'è il potere smisurato della parola, ciò che dice, ciò che non dice, ma evoca, il silenzio delle sospensioni della punteggiatura, ma quali sono gli strumenti di lavoro di un architetto? Quali le coordinate dell'alfabeto di uno scultore? Mi sono risposta: con la scelta dei materiali, con il rigore della struttura, con l'alternananza di vuoti e pieni, con un uso sapiente della luce. 
Parla chiaramente l'architettura del Museo Ebraico di Daniel Libeskind, l'edificio è una metafora della storia tormentata del popolo ebraico. Cemento grigio, pareti ricoperte di zinco secondo una pianta con angolazione zigzagante, soffitti tagliati da segmenti irregolari, al posto delle finestre, aperture irregolari che sembrano lacerazioni, perforano i muri. Le alte colonne ti schiacciano, ti costringono al silenzio, ma, straodinario, all'apice del cemento le fronde degli  ulivi, anche dopo il male assoluto rispunta la vita.




Parla chiaramente tutto quel vuoto nell'area della Topografia del Terrore. Una sobria costruzione per mostre espositive sul Terzo Reich  e una grande spianata di muti ed anonimi sassi grigi.

Parla chiaramente quella "Biblioteca Vuota" dell'artista Micha Ullmann in Bebelplatz. Una semplice stanza interrata con le pareti ricoperte di scaffali bianchi completamente vuoti. La si vede attraverso una lastra di vetro che la sera manda gelidi bagliori di luce.
La scelta del vuoto anche per il vecchio cimitero ebraico ovviamente distrutto. C'è solo un prato ed all'ingresso l'unico pieno è una scultura prelevata dal campo di concentramento di Theresienstadt.     









Al posto di una vecchia fermata di metropolitana che al tempo si chiamava Tiergarten, c'è la scultura dell'artista americano Richard Serra. Del ferro arrugginito per due pareti semicircolari che al centro si restringono, si può entrare, ma non si potrà più uscire. Di grande forza espressiva la scelta del materiale e l'opera, stanno a ricordare l' "Aktion T4",  il programma nazista di eugenetica, che prevedeva la soppressione o la sterilizzazione di persone, affette da malattie genetiche inguaribili o da  gravi malformazioni fisiche. Si stima che l'attuazione del programma "T4" abbia portato all'uccisione di un totale di persone compreso tra le 60.000 e le 100.000 e parliamo di tedeschi. L' uccisione di disabili proseguì, oltre la fine ufficiale dell'operazione, (la popolazione capì e protestò) arrivando a  200.000  vittime. "T4" è l'abbreviazione di "Tiergartenstrasse 4", nella zona di  Berlino dove era situato il quartier generale dell'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale.
Ultimo spunto di questa riflessione il Monumento commemorativo agli ebrei sterminati in tutta Europa dell'architetto Peter Eisenmann: 2711 blocchi di cemento rettangolari di varie dimensioni, un immenso labirinto di tombe, senza una scritta, senza una parola. L'architetto non ha voluto uno spazio chiuso, un luogo museale, ma una struttura aperta nella città, integrata nel cuore della città. La sua costruzione ha dato luogo a molte polemiche, c'erano già molti luoghi commemorativi, occupa una grande superficie,costi grandissimi, una totale assenza di verde, tutto vero eppure......... Eppure è una incredibile città svuotata, la struttura ti ingoia, tutte le certezze vacillano, la città scompare ed anche l'uomo scompare. 
Poco lontano il bunker degli ultimi giorni di Hitler, sul luogo hanno costruito un parcheggio.

1 commento:

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