lunedì 18 maggio 2015

Milano: arte nel quartiere

Per una che abita in quel della Ghisolfa, corso Lodi e dintorni sono un altro mondo totalmente sconosciuto, roba da prendere il passaporto e la mappa geografica, eppure mi è capitato di andarci due volte in tempi strettissimi, una settimana fa per la Fondazione Prada e ieri per questa manifestazione di quartiere "di studio in studio in S. Luigi" che vale la pena di annotarsi sull'agenda. L'Expo in verità non c'entra niente, perché questo appuntamento fra gli atelier artistici del quartiere si tiene annualmente ormai da quattro anni, però serve forse a ricordare quanto la città sia viva e non solo in occasioni speciali come l'Esposizione Universale. Anche la chiesa di S.Luigi non c'entra niente dal punto di vista dell'itinerario artistico, ma serve da riferimento geografico, un dedalo di stradine della vecchia Milano che si articola intorno al campanile proprio come nei borghi del tempo che fu.
Si inizia alla tipografia dei fratelli Bonvini in via Tagliamento 1 che funge da quartiere generale della manifestazione, da lì partono i giri negli atelier guidati da un esperto d'arte per chi non preferisce far da solo come la sottoscritta. Che posto sublime! Un vero bengodi per chi ha la passione per pennini, carta annessi e connessi.
Costante Bonvini e la sorella che aprirono i battenti nel lontano 1909 sono volati in cielo da un bel po', ma la storica tipografia dopo un momento di difficoltà e conseguente chiusura, no; rilevata da un gruppo di cinque amici e grazie a un restauro conservativo (tranne un impianto di riscaldamento che prima non c'era) è tornata a vivere e a lavorare. Niente diavolerie moderne, niente stampa digitale, vuoi mettere una bella partecipazione di matrimonio artigianale con i caratteri a piombo! Ieri domenica, quando le macchine non giravano, era un vero museo da visitare, perché il restauro attento e rispettoso ha conservato  tutto, dalle rotative ai cassetti della cartoleria, dal frontale per un'esposizione tenutasi a Milano nel '31 ai quaderni con la tavola pitagorica circondata dal fascio littorio.
http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/10/26/607881-tipografia_centenaria.shtml
Certo se il Costante Bonvini era uno che ci sapeva fare anche senza corsi di marketing, se i suoi clienti, privati e società della zona li trattava bene, gestendo la sua cartoleria-tipografia come luogo d'incontro per la gente del quartiere, begli auguri a Natale con le varie offerte della sua ditta, anche la nuova gestione non è da meno, nel programma di un prossimo futuro ci sono corsi di legatoria, calligrafia, tipografia, l'idea già iniziata con "di studio in studio" di funzionare da galleria d'arte e quale motore di eventi culturali.
Il primo atelier che visito con l'amica Marina è quello di Manfredo Fanti, in via Verbano al 5, mini sculture realizzate con svariati supporti materici, tele, schizzi e disegni di "un figurativo astratto, quasi surreale, decomposizione e ricomposizione dell'immagine, tra cubismo e tribalismo artistico..." si legge nella sua presentazione.

Il linguaggio erudito e talvolta misterioso dei critici non lo so usare, ma il suo lavoro mi è piaciuto molto e il fil rouge che secondo me lo caratterizza è il doppio. Due, doppio, visione binaria, yin e yang, chiamateli come volete, ma l'idea che scaturisce è che nessuna opera si esaurisce da sola, c'è un costante riferimento, un richiamo a qualche cosa d'altro evocato nella tela stessa o in un'opera accanto. Come se da sola, senza "parlare", senza "interagire" con altro da sé l'opera non potesse funzionare, fosse incompleta. E nel suo atelier, non solo i suoi lavori, ma anche le foto sono appese alle pareti in un certo modo, in reciprocità visiva affinché il dialogo sia costante, A me sono venute in mente corrispondenze e sinestesie di Baudelaire, ma forse sono i suoi studi di filosofia orientale, quella giapponese in particolare, ad aver messo lo zampino nella cifra artistica di Manfredo Fanti.
Tutt'altro genere pittorico nello studio inondato di luce di Franco Simonelli in via Verbano 1, cordialissimo emiliano dalla lingua sciolta che subito offre vinello e brindisi.  La pittura è una sua vecchia passione, ma è ritornato a dedicarvicisi a tempo pieno da quando ha ceduto la sua agenzia di pubblicità ed è andato in pensione, evidentemente però, in un modo e nell'altro, il suo è sempre stato un percorso da creativo. Nel suo atelier servirebbero gli occhiali da sole perché si è letteralmente invasi da un'esplosione di colore, intenso, ricco, scoppiettante proprio come il suo autore. (http://www.francosimonelli.it/
Al visitatore Franco Simonelli propone in prima linea una sua riflessione artistica modulata in svariate opere della Pietra di Bismantova e già che c'è ci rinfresca la memoria con nozioni dantesche abbandonate sui banchi del liceo. La Pietra di Bismantova, quella particolare montagna dell'Appennino reggiano vicino al Passo del Cerreto è familiare all'emiliano  Franco Simonelli, ma l'avrebbe conosciuta anche Dante sulla via dell'esilio che la cita nel quarto canto del Purgatorio nella Divina Commedia. Secondo alcuni commentatori il poeta avrebbe visitato personalmente il luogo nel 1306 e ne avrebbe tratto ispirazione per la descrizione del Monte del Purgatorio.
Forse perché a scuola mi è mancata la fortuna di un Benigni a leggere la Divina Commedia,  insegnante oltremodo soporifera invece, come sovente purtroppo succede, Simonelli mi perdonerà, ma alle divagazioni pittoriche sulla Pietra di Bismantova la sottoscritta ha preferito queste sue due tele e che non mi si dica per favore che sono "i cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar...."
Gli artisti da visitare e conoscere erano dodici, ma oramai si era fatto tardi, non siamo turisti giapponesi  e abbiamo concluso il nostro giro al terzo atelier con Aftab Ahmed Butt, artista pachistano in Italia dagli anni '90 in via Benaco 23. Oltre all'atelier un magnifico cortile ricoperto di glicine e le tele erano esposte lì. Ho pensato al divisionismo, a certi drappi di Klimt, a certe miniature astratte di testi sacri mussulmani, agli arabeschi decorativi delle moschee, da vicino sono solo dei cerchi concentrici di fantastici colori, da lontano diventano un paesaggio. Una pittura che comprensibilmente l'artista  definisce come sintesi fra l'astratto e il figurativo e che traduce la sua doppia cultura, quella islamica e l'occidentale.


PS: sabato prossimo, 23 maggio la manifestazione continua.....
L'inaugurazione sarà SABATO 16 MAGGIO alle ore 17 presso la cartoleria FRATELLI BONVINI in via Tagliamento ang. corso Lodi. 
Orari evento: inaugurazione: sabato 16 maggio dalle ore 17 alle ore 20,00
domenica 17 maggio dalle ore 16 alle ore 19,00
durante la settimana solo su appuntamento nei vari studi
conclusione: sabato 23 maggio 2015 dalle ore 17 alle ore 20,00
   
   

sabato 16 maggio 2015

Carmine Caputo cerca moglie

Nel corso degli ultimi anni ho fotografato i tombini sgarrupati di Libreville nel Gabon, quelli lindi e profumati di Tokyo, non potevo certo ignorare quelli "firmati" di Milano ai tempi dell'Expo nel quadrilatero della moda, una Mostra Open Air progettata da Metr@web con la collaborazione dell'Associazione Nazionale della Moda Italiana che richiede lo sguardo all'ingiù in via Montenapoleone e in via Sant'Andrea dove come in un vero salotto ogni dettaglio è curatissimo, perfino le cameriere dalle circonferenze giuste dei bar chic sembrano delle indossatrici appena scese dalla passerella di una sfilata. Porco mondo, ho pensato che non ho i numeri manco per servire un caffè!
Nei quartieri "alti" ci sono andata per vedere a Palazzo Morando la mostra fotografica " Brassai Pour l'amour de Paris", esposizione che attraverso una selezione di circa 260 fotografie originali rigorosamente e stupendamente in bianco e nero racconta la storia di quella passione che ha unito per più di cinquant'anni il grande fotografo-scrittore-cineasta agli angoli più nascosti della capitale d'oltralpe, ma anche a intellettuali, artisti e demi-monde e a tutti coloro che hanno contribuito alla leggenda di Parigi come informa la fiche di presentazione. Parigi unico e appassionato  "fil rouge" di un lavoro durato una vita, cuore e obbiettivo sempre attenti allo spirito e all'atmosfera di ogni quartiere, dalla folla elegante di rue de Rivoli ai carbonai lungo la Senna a Bercy, dai monumenti simbolo ai passanti davanti alle vetrine dei negozi nei Grands Boulevards.
Da piazza San Babila inizia corso Vittorio Emanuele che è tutta una bandiera, i paesi del mondo simbolicamente concentrati in due metri di tessuti colorati. Di meneghino-internazionale non ci sono solo i passanti, ma anche gli artisti di strada. Indiani con le piume da capo tribù e andini non suscitano interrogativi, ma quei due indiani d'India si, e ho girato attorno un bel po' per capire l'inghippo: mi sono accorta che per tenere il socio sospeso la meditazione non basta, il braccio che sorreggeva l'asta benché avvolto nella tunica era molto grosso, ragion per cui secondo me, nascosta fra le pieghe del tessuto, c'era un'ingegnosa struttura e poi poco importa, l'effetto c'era, eccome se c'era.
Bellissime e ricche di colore anche le vetrine della Rinascente, vere magie effimere, naturalmente opera di artisti giapponesi maestri nell'arte della carta che sanno manipolare, piegare e trasformare come nessuno.
Ma veniamo a piazza del Duomo cuore pulsante, urbanistico e simbolico della nostra città. Ci ritrovo una mela immensa, installazione del nostro Pistoletto con la sua proposta del Terzo Paradiso che ormai per noi non ha più segreti (http://www.saranathan.it/2015/03/di-corsa-biella-il-terzo-paradiso-ci.html). Ci trovo anche, di fronte all'Arengario, musica anema e core come in una vera milonga e alé, tutti abbracciatissimi nei vortici della musica. Una meraviglia, ci voleva l'Expo per vedere la piazza così? 
Ed ecco arrivato il momento di fare un importante annuncio per tutte le single speranzose di cambiare il loro status: "Carmine Caputo cerca moglie". Proprio non lo so cosa faccia nella vita, quali siano le sue aspirazioni segrete e non, chi sia questo signore Carmine Caputo di Roccanova, ma una cosa è certa, lui cerca moglie e probabilmente, per ampliare la gamma delle possibilità nell'attuale atmosfera internazionale della città, lo scrive a chiare lettere anche in inglese. Domenica scorsa sul fare del tramonto l'ho trovato lì col suo  cartello appeso al petto nella bellissima installazione tutta specchi nell'Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele  che fa sfilare fotograficamente le nostre bellezze artistiche.
Il mio giro domenicale di Milano ai tempi dell'Expo termina in via Manzoni e soffermandomi davanti alle vetrine di certi negozi penso che se l'Esposizione Universale voleva far riflettere sul nostro pianeta, le sue risorse in crisi, l'indigenza di milioni di persone a cui manca lo stretto necessario e non certo il superfluo, non so quanto l'obiettivo sia stato raggiunto perché la kermesse sembra risolversi in una gioiosa, effimera pappatoria. 

P.S: Se Carmine Caputo trova moglie, ho già pronta la mia proposta per il bouquet, l'ho visto nel negozio Armani di via Manzoni e intercederò senz'altro per fargli avere uno sconticino.