sabato 18 febbraio 2012

Cile: flash 13: magica Chiloè

Chiloè, un'isola grande e l'affascinantissima Castro, la sua capitale, altre 32 isole più piccole e tutte abitate intorno, "al fine del mundo" come dicono i chiloti, gli abitanti isolani.
Le maree due volte al giorno scandiscono il tempo, meravigliose chiese semplici ed intime tutte di legno (non a caso Patrimonio dell'Umanità Unesco), verdissima, valli e colline rigogliose che ricordano l'Irlanda, minuscole casette coloratissime dai tetti di latta e dai rivestimenti  esterni  di legno che sembrano squame di pesce, le donne che lavorano sempre a maglia.
Quando il cielo è azzurro e splende un raggio di sole, è un miracolo, anche se i ciloti  hanno un proverbio che recita che la pioggia dell'estate non bagna. A Chiloè piove sempre, tutto l'anno per giorni e giorni senza mai smettere, niente e nessuno è perfetto, ma se così non fosse, Chiloè sarebbe veramente l'Eden, il giardino terrestre. 

martedì 14 febbraio 2012

Cile: las termas geométricas


Dal lago di  Villarricca siamo passate al lago Calafquén con le sue belle località Lican Ray e Conaripe, paesini di villeggiatura dalle spiagge laviche nere e dalle acque cristalline e qui  è iniziato il tormentone per raggiungere queste terme naturali, l'Araucania ne è ricchissima, ma ci avevano detto che Las Geométricas erano in assoluto le più belle e non volevamo perdercele.


 25 chilometri di strada sterrata, spesso in salita e piena di buche. Con una 4x4 non ci sarebbe stato problema, ma il fatto è che noi, vuoi perché le strade sono nel complesso belle, vuoi per risparmiare, per vedere il più possibile ed essere libere negli spostamenti ci siamo affittate per 13 giorni una sgangheratissima Fiat Siena del 2005 che ha dei freni "pigri" e in salita, poverina sbuffa e deve prendere la rincorsa, (il mio chauffeur Gastone alla guida è prudentissimo e preannuncia sempre incidenti catastrofici). Così, per quella strada, l'abbiamo sostenuta moralmente la nostra macchinina, le dicevamo " brava" ad ogni china superata e ce l'abbiamo fatta. Ne valeva proprio la pena!!!!! Sono un'entusiasta e talvolta esagero con gli aggettivi, ma ragazzi, lo giuro, questa volta no, Las Termas Geométricas  è uno dei posti più belli che abbia visto in vita mia. Sono un progetto dell'architetto cileno Germàn del Sol.
Attraverso una passatoia di legno rosso sospesa sull'acqua che si snoda lungo tutto il percorso, immaginate di entrare in un canyon di lussureggiante foresta tropicale lungo circa 300 metri che termina con una cascata di acqua gelida. A destra ed a sinistra una ventina di recinti geometrici di ardesia colmi di  acque calde che sgorgano naturalmente dalle rocce con temperature, affisse su ogni vasca, che vanno dai 35 ai 40 gradi. Qua e là delle cabine dal tetto erboso per cambiarsi, un lucchetto per mettere la propria roba in un armadio, docce gelate.
La gente va su e giù per la passerella e si sceglie l'ammollo; succede di tutto, c'è chi si mette a leggersi un libro nell'acqua, chi dorme appoggiato ai bordi, chi si bacia, chi gioca con i bambini, famiglie e amici tutti a cerchio a chiacchierare. Un posto veramente insolito e straordinario, un contatto più diretto con la "naturaleza" di così, si muore. Troppo bello, confesso che sono andata su e giù un sacco di volte, ammirando e fotografando.
Ho anche parlato a lungo con uno delle 20 persone che si occupano della manutenzione del posto. Orario di lavoro tutto l'anno dalle 8 del mattino alle 8 di sera per sei giorni alla settimana con un salario mensile di 180.000 pesos (circa 360 dollari), tranne gennaio e febbraio, i mesi estivi, in cui lavorando dalle 8 alle 23 guadagna di più. Queste terme sono in funzione da otto anni fa e il proprietario è un signore di Santiago, ma lui non l'ha mai visto. Di giorno il sole inonda il canyon, ma mi racconta che d'inverno con la neve e la sera con le candele intorno alle vasche e un tubo luminoso lungo la passerella è ancora più magico e ci credo!!!!

Per chi viene da queste parti, las termas geométricas è un indirizzo imperdibile.... davvero!


lunedì 13 febbraio 2012

Cile: pan y Kuchen


Mi meraviglio da queste parti ogni volta che leggo i nomi delle strade, Holzapfel, Engler, Klein, Anwandter, persino il panettiere che si chiama Fuchs che si mescolano con i cognomi spagnoli De Alderete, Urrutia e Vélazquez o con quelli mapuche Lafquen, Lincoyan e Karamawen.  Pan y Kuchen, la Casita del Kuchen, un mish mash di spagnolo e tedesco e certo non solo a livello linguistico, l'offerta di certe "pastelerie e panaderie" locali  con le loro "Delikatessen ", dallo Strudel alla Sacher ai bigné pieni di crema, fanno credere di essere da Dehmel a Vienna o in una Konditorei di Baviera, altro che America latina.
Sapevo che alla fine della seconda guerra mondiale, molti tedeschi, ex-nazisti in particolare, si erano rifugiati in America latina, Argentina e Cile soprattutto, ma non adeguatamente informata della storia pensavo che ciò fosse dovuto alla compiacenza di certi governi dittatoriali locali della seconda metà del novecento, ignorando invece che in Cile già da 150 anni esistesse una nutrita colonia tedesca. I tedeschi hanno rivestito in particolare nell'Araucania e nella limitrofa Regione dei laghi più a sud un ruolo importante nello sviluppo di queste aree immense all'epoca quasi disabitate e incolte. 
Gli operai specializzati tedeschi e le loro famiglie trovarono le porte aperte da parte del governo cileno perché dessero il loro contributo alla colonizzazione di queste terre. Solo verso la metà dell'800, con la sconfitta definitiva dei Mapuche, gli  abitanti autoctoni dell'area, il Cile conquista pienamente la regione e il console cileno ad Amburgo suggerisce al governo di invitare i tedeschi a "colonizzare" la regione, dal momento che in Germania all'epoca c'era moltissima mano d'opera sottopagata ed insofferente che nei fiumi, laghi e montagne della regione avrebbe ritrovato un paesaggio familiare. 
E' del decennio 1840-1850  la prima immigrazione tedesca in Cile e non si arresterà, seguiranno altre ondate, svariate categorie di artigiani, docenti universitari, scienziati e medici, molta gente della buona borghesia tedesca in cerca di fortuna, maggiore libertà politica e con l'intraprendenza e lo spirito del pioniere.  Ai tedeschi all'epoca sono state concesse vaste proprietà terriere per  fondare scuole, imprese, tutte le infrastrutture necessarie.
 Alla luce di queste informazioni non mi sorprende più scoprire un'architettura in legno da villette della  Foresta nera, tendine smerlate alle finestre coi fiorellini sui davanzali, pani di marzapane, salsicce e salami appesi nelle baite-ristoro sull'autostrada numero 5 che porta in Patagonia.
Nel bellissimo albergo sul fiume a Valdivia (la ex-sede inizio 900 di una compagnia marittima) dove abbiamo trascorso due notti, c'era grande festa.
 Un certo Herr Wagmann, latifondista locale, (queste cose me le racconta il personale dell'albergo con cui amo sempre scambiare due parole) festeggiava il suo compleanno veramente alla grande invitando tutti gli amici prima a una gita sul fiume (è venuta una grande barca a prenderli) e poi a un déjeuner sul prato. Mi hanno colpito due cose: parlavano fra di loro in spagnolo, ma si dicevano bitte e danke e c'era un signore con la classica giacca tirolese con i bordi in velluto. Ho pensato alle parole di Neruda, lette poco prima, parlando della sua infanzia in queste terre di frontiera: "Con il tempo, tutto cadde in rovina e tutti rimasero poveri come prima. Solo i tedeschi conservarono un controllo ostinato sulle loro attività e questo li distinse dagli altri abitanti di queste terre selvagge".

Comunque, a livello mangereccio tipicamente cileno ci sono un sacco di cose, non mancano soprattutto mai las parrilladas, le carni varie alla brace, le impanadas (somigliano ai nostri panzerotti) ripiene di tutto e per chi come Gastone ama i dolci, i picarones, ovvero ciambelle fritte inzuppate in uno sciroppo caramellato di un frutto che non ho ancora capito quale sia.