lunedì 27 aprile 2009

Borgogna: Vino, canali, campagna e castelli

Venerdì 24 aprile ho preso il treno alla gare de Bercy, direzione Digione, scendo 2 ore dopo alla stazione di Tonnerre, 200 kilometri da Parigi, 100 kilometri da Digione. Mi aspetta l'amica Marie-José con Dorine ( il nome della cameriera del Tartufo di Molière), una splendida cucciola goldenretriver di 4 mesi, regalatagli dagli amici per distrarla. Vive da sola a Pacy sur Armeçon, uno dei tantissimi paesini della splendida Borgogna, ha curato ed accompagnato in modo esemplare il marito malato per 3 lunghi e difficilissimi anni, ora è rimasta vedova. Abbiamo vissuto a Nizza nello stesso periodo, suo figlio David, ora a Pechino, era amicissimo di Marco ed anche noi lo siamo diventate. Avevo voglia di ascoltarla ed abbracciarla e poi glielo dovevo.

Pacy sur Armeçon è un borgo medioevale, 220 anime e sta morendo; niente più giovani, niente più bambini, niente più panettiere, niente più bar, più niente di niente, per gli anziani del villaggio che non si spostano passano in settimana vari camion ambulanti con verdura, pane, carne; anche qui la vita di campagna è molto dura, resistono soltanto le grandi tenute. Da lei è bellissimo, molti anni fa ha ereditato il rudere di una vecchia casa di pietra del XVI secolo che ha rimesso a posto nel tempo con gusto e passione, mobili di famiglia e cianfrusaglie bric a brac dei mercatini della regione setacciati sistematicamente. Venerdì pomeriggio quando arrivo c'è il sole, passeggiata di tre ore lungo il canale di Borgogna (Dorine contenta, ma stravolta), sabato e domenica invece pioviggina, ma si va a zonzo lo stesso; sabato Chateau de Tanley, Ancy le Franc, Noyers sur Serein, tutti borghi medioevali, proprietà, parchi e giardini curatissimi, fiumi e canali con stupendi scorci paesaggistici e nei campi, ovunque, il giallo pregnante dei fiori di colza, spettacolari in questa stagione come la fioritura di lavanda in Provenza. Domenica era giorno di mercato a Chablis, piccola cittadina dal vino famoso, bancarelle di leccornie suine non proprio casher, mille formaggi, mazzetti di mughetti profumati e peonie così grandi e così belle da sembrare finte, c'è pure la rue des juifs (giusto per non ghettizzare) con la sinagoga restaurata del XVI secolo. Capisco perchè parigini e turisti arrivino a frotte, la Borgogna è proprio bella ed i suoi patrimoni molto valorizzati. Mi ha colpito però la grande austerità: strade e case minerali, pietre vecchie nel silenzio, non un fiore ai davanzali o nelle piazze, nessuna bellezza superflua in qualche modo. Prima di prendere il treno delle 3 e tornare, mi faccio con l'amica un ristorantino di quelli giusti, è per affrontare meglio i rigori spartani che mi aspettano nella casa parigina.

Toujours Paris!


Liberté, Fraternité, Egalité- Con fraternité ed égalité non so bene come sia andata a finire, ma a vedere da una parte le periferie che bruciano, i metro stipati di sera in direzione dei quartieri dormitorio, le frotte di SDF ( sans domicile fixe) e dall'altra l'opulenza dei templi del lusso, qualcosa non deve aver funzionato. Ma con liberté, si, a Parigi questa parola la respiro proprio e mi piace un sacco. Odore di libertà laica che sembra refrattaria a qualunque condizionamento religioso, a qualunque Imposizione Ideologica con doppia "i" maiuscola. Per strada mi sento una vera provinciale, guardo tutti e tutto, ma il parigino no, lui non guarda niente e nessuno, il diverso da se fa parte del suo quotidiano e non merita particolare attenzione, il suo paese ha una lunga tradizione di terra d'asilo (anche i brigatisti rossi, purtroppo hanno aperto qui ristorantini). Persino i clochards non suscitano in me compassione vibrante, per molti di loro mi sembra una scelta consapevole, semplicemente diversa. Sento aleggiare nell'aria questa libertà al cimitero di Montparnasse, dove faccio impazzire Francesco per trovare le tombe degli uni e degli altri. Se qui si vive come si vuole, così si può anche morire, diversi, ma insieme. Nessuna distinzione fra le varie religioni, non ci sono campi separati, tutte le tombe una accanto all'altra, stelle di Davide, Crocefissi ed un bel niente. Anche i monumenti esprimono la più grande autonomia di gusto e di pensiero. Pomposi e tradizionali, ma anche praticelli senza nome, tombe-scultura di artisti importanti come Henri Laurens, Brancusi, Zadkine, Caesar, Roland Topor, la discrezione anonima di Marguerite Duras, Sartre e la Beauvoir.
Non vorrei dire un'eresia, ma anche i matti a Parigi mi sembrano più liberi, non hanno dovuto aspettare la legge Basaglia per riversarsi a frotte fra la gente e per le strade, di "originali" ne circolano veramente tanti.


Se si ama, se si crede nell'amore, se si crede nell'amicizia, non si possono disertare MAI i quai lungo Senna, la punta estrema dell'Ile de la Cité in particolare, berci il the, cin cin con bicchieri di vetro e bottiglia di vino o champagne o picnicare (dal panino veloce, alla tovaglia bianca e tutto il resto). I bateaux-mouches passano, le foglie del salice solitario ondeggiano, certi tramonti impazzano, qualcuno suona sempre qualcosa, ci credo che Henry Cartier- Bresson ha fatto foto stupende con un materiale così.

In rue de la Huchette nel quartiere latino, bisogna andarci. C'è il teatro de la Huchette che dal 16 febbraio 1957 ha dato 16.500 rappresentazioni, senza soluzione di continuità e sempre le stesse, la Cantatrice Calva e la Lezione di Jonesco. C'è le Caveau de la Huchette, un antichissimo caffè sottoterra dove si riunivano segretamente i rivoluzionari, poi i massoni, dove quasi due secoli più tardi è arrivato il jazz. Di qui sono passati Lionel Hampton e Count Basie; l'altra sera un omaggio al grande Louis Amstrong, tromba, batteria, basso e pianoforte. Davanti alla pedana dei musicisti, una pista da ballo, afecionados di tutte le età e provenienza si lanciano nei vortici del boogie boogie e del dixieland, alcuni bravissimi, altri totalmente ridicoli, ma li invidio da morire, loro se ne fregano e si divertono, io con i miei vecchi complessi da tappezzeria di gioventù sto solo a guardare. Bella serata, potere taumaturgico della musica.

Finalmente sono andata all'Ile de la grande Jatte, lo sognavo da sempre, primo perchè adoro le isole, se piccole ancora meglio, si lasciano possedere, secondo perchè penso a quel bellissimo quadro del divisionista Seurat che ho avuto il privilegio di vedere dal vivo alla Fondazione Barnes di Philadelphia. Pomeriggio di sole, l'isola fa due kilometri di lunghezza, ad inizio secolo c'erano cantieri e capannoni industriali, adesso tutta giardini e moderne case residenziali che però se cammini lungo gli argini intravedi appena (pare ci abitasse Sarkozy prima di fare il presidente con la Carlà nazionale). Sul fiume dalla parte sinistra sono parcheggiate chiatte-casa vecchiotte ma megagalattiche con giardinetti, terrazzini e panni stesi, sull'altro lato hai di fronte la modernità con il quartiere della Défense e la grande Arche. Stupendo il contrasto, cammini accanto all'acqua, in una natura rigogliosa che ti fa pensare a foreste isolate ed invece sei nel cuore di una metropoli europea. Attraversi un ponte e ti ritrovi sull' altra isola, quella di Puteaux, c'è uno stadio e di nuovo tanto verde mirabilmente curato ed acqua, dei giovani in canoa si fanno i muscoli remando. La bellissima gita ha offerto anche l'occasione per visitare il limitrofo quartiere di Neuilly, periferia superchic dell'alta borghesia tradizionale parigina. Sull'avenue de la Grande Armée, tra giardini e fontane, vedi da una parte l'Arco di Trionfo, dall'altro la Grande Arca, niente male, (i parigini rispettano il loro passato e tentano un altrettanto glorioso futuro) e percorrendo la centrale rue du Roule, cuore di Neuilly, passi davanti al magnifico municipio ed arrivi, gambe in spalla, fino a place de l'Etoile.

A Saint Germain de Près sono riuscita a trascinare Francesco alla Grande Epicérie du Bon Marché, un Peck locale moltiplicato per 1000, ha storto il naso, ma ci è venuto. Lui in compenso mi ha invitata a bere una cioccolata calda chez George, in rue Canette, locale con muri scrostati, sapore di vecchio e trascurato, atmosfera e frequentazione da intellighentzia post-rivoluzionaria, ma che si metta tranquillo, con la sua aria del tempo che fu, quello è un posto supersnob.

domenica 26 aprile 2009

Parigi....oh cara!!!

Stamani c'era un cielo che più blu non si può, sole splendente a tutto tondo, raggi caldi entrano nella stanza ed illuminano tutto. Nel silenzio di una domenica mattina oziosa improvvisamente dei suoni indistinti arrivano da lontano, appena percettibili prima, poi sempre più precisi e forti. Spalanco la finestra e mi affaccio, un artista di strada appoggiato ad un lampione sveglia con la sua tromba la strada sonnecchiosa e pigra e la musica poco a poco invade tutto come i fiocchi bianchi e timidi di una nevicata improvvisa, come le primule appena fiorite che sembrano dire,- eccoci qua, è arrivata la primavera-. Le note di Besame mucho, la vie en rose, tea for two si disperdono nell'aria, entrano dalle finestre aperte, dalle fessure di quelle chiuse, dalle intercapedini dei muri, circolano per i cortili, si poggiano su sedie, divani e libri, si infilano ovunque e volano leggere. Che meraviglia-ho pensato- sono proprio a Parigi, quella delle foto di Cartier-Bresson, di Prévert e di Brassens, quella di Gérard Philippe e Marcel Carné.
La casetta nuova di Francesco " parva sed apta mihi" è stata una bellissima sorpresa, sembra finalmente una spazio umano e non più la grotta di un bonzo himalayano in procinto di dissolversi nel nirvana. C'è una saletta, una minuscola camera da letto, un corridoio, un bagno solo per magri (soprattutto per usufruire del water dovrò perdere qualche chilo) e un angolo cucina, 32 metri quadri, ma tagliati benissimo.Se penso al suo antro dell'epoca di Normale Sup, al casino imperante di Tegucigalpa, all'anonimato di Madrid, alle possibili piattole del monolocale precedente di Parigi (poltrona raccattata per strada che aveva molte avventure da raccontare), qui, veramente, mi sembra di essere in un 5 stelle extralusso, ma soprattutto sa finalmente di casa. Il proprietario precedente gli ha lasciato in eredità un sacco di cose: 8 piatti di cui 3 uguali, due tazzone bianche per il caffè con una terza uguale senza manico, il bollitore per l'acqua, televisione ( subito regalata all'indiano che pulisce l'immobile), stoviglie a volontà, pentole basic, 4 sedie (due all'indiano), un microonde-forno (sono in trattativa per farglielo tenere ), un letto con materasso comodissimo. La Slide ha fatto il resto, due tavoli, tre sedie, libreria, insomma, mangiamo seduti a tavola, una conquista non indifferente. Per prendermi in giro ho trovato al mio arrivo scatole di pasta e di muesli con fiori di cartone ritagliati messe sui ripiani a mò di decorazione, cosa non fà un figlio per quietare una terribile madre ebrea!!!! Filiamo d'amore e d'accordo e camminiamo per strada mano nella mano, una vera delizia, come gli innamorati di Peynet. Francesco non dice nulla se mi accendo l'ennesima sigaretta ( posso perfino fumare in casa, un vero privilegio), se guardo una vetrina ed entro in un negozio, se compro l'insalata già lavata nel sacchetto, se non mangio fave, ceci, fagioli, piselli secchi che lui da buon vegetariano consuma a quantità industriali; da parte mia, accetto di mangiare sempre in casa invece che nei ristorantini come mi piacerebbe, non gli ho comprato il portasapone, una tovaglia per il tavolo, la centrifuga per l'insalata, i tovaglioli di carta, uno stend-ibiancheria (appendo mutande e calze lavate dove capita), utilizzo con consumata disinvoltura l'unico strofinaccio quasi reperto archeologico;insomma c'è uno sforzo reciproco di accettazione e non invasione, la base per andare d'accordo, volersi bene non basta (ci abbiamo messo del tempo per capirlo, ma alla fine ci siamo arrivati). La posizione è eccezziunale veramente, place de la Bastille, possiamo fare tutto a piedi: il Marais attaccato, al Louvre in venti minuti, ile saint Louis o della Cité, rive gauche con Montparnasse, quartiere latino e Saint Germain de Prés in mezz'ora e poi è al quinto piano (luminosissimo) con ascensore, proprio non male per le vecchie case parigine. Dalla finestra in rue de la Roquette, animatissima notte e giorno, si vedono una miriade di tetti, il teatro Opéra-Bastille e la parte terminale della Colonna di luglio di place de la Bastille con un angelo tutto dorato in cima.
C'è la Parigi sfavillante delle vie del lusso, case di moda, gastronomia e boutique mirabolanti, quella monumentale dei palazzi del potere e della storia, quella culturale di università, teatri, musei ed istituzioni, quella verde di parchi e giardini che non finiscono di stupire per la cura e la ricchezza floreale, quella frenetica che corre a mille all'ora al ritmo di una metropoli mondiale, ma non ne parlerò, molti la conoscono o potranno comunque scoprirla da soli. Parlerò invece di una Parigi vista dal buco della serratura, microstorie o microimmagini rivelatrici però di uno dei mille mondi che fanno unica la ville lumière.
Nel XII c'è il marché d'Aligre, uno dei più economici della capitale, bancarelle di frutta e verdura a profusione. Nella sua parte coperta, Francesco ha scoperto il posto associativo la Commune libre d'Aligre, un luogo d'incontro del quartiere che funziona così: chi vuole si propone per cucinare una serata una cena completa, antipasto,piatto, dessert per tutti, 25-30 persone in settimana, una cinquantina il week-end. Il pasto non deve costare più di 3 euro, massimo 3 euro e cinquanta che ti vengono rimborsati, puoi portarti amici o famiglia ad aiutarti oppure l'associazione ti trova qualcuno, se poi suoni o fai uno spettacolino sei superbenvenuto. L'ho trovato geniale, conosci gente, dai vita al quartiere, valorizzi delle risorse che magari non sai di avere. Antipasto di mozzarella (il filone da pizza che costa di meno) e pomodori, pasta con cavolfiore pinoli ed uva passa, pere al vino, il menù proposta che potrei lanciare se abitassi qui, dovrei starci dentro coi costi.
Nel 10ème arrondissement ci sono la rue Saint Denis e rue du Faubourg Saint Denis. Naturalmente non sono chic per niente, sennò Francesco non mi ci avrebbe portato. Caos e sporcizia presenti, ma sotto controllo, molte signore e signorine sembrano disponibili per il mestiere più antico del mondo, certe facce d'uomo francamente non vorrei incontrarle a mezzanotte. Sfilano tutte le razze ed i colori, si va dal giallo al nero intenso con tutte le gradazioni intermedie, occhi a mandorla, all'insù ed all'ingiù, zigomi sporgenti, in dentro in fuori, pronunciati e non, repertorio infinito di nasi. Ho visto perfino un tuareg, i mitici uomini blu del deserto, tutto inturbanato di blu come Lawrence d'Arabia, spuntavano solo gli occhi, due carboni ardenti, jallabà lunga fino ai piedi. Ho cercato al suo fianco l'inseparabile cammello, ma non c'era, per inoltrarsi nel deserto metropolitano servono altri mezzi. Un'amica di Francesco che abita da quelle parti mi ha detto che alla demografia della strada manca un esquimese, ha ragione, non l'ho visto neanch'io. Ci sono due passages (Parigi ne offre tantissimi e molto belli) le Passage du Prado e le Passage Brady, assolutamente all'altezza come eterogeneità alle strade cui appartengono.

A Porte de la Chapelle c'è il quartiere indiano, sari, ristorantini, stoffe colorate, attori sorridenti di Bolliwood, gioielli e bigiotteria improbabile, Ganesh di tutte le dimensioni, odore inebriante d'incenso; francamente mi chiedo che cosa sono andata a fare fino in Kerala, l'India è qui, vicinissima, con uno spaccato completo e credibile.

Al limite del Marais, in rue de Bretagne, l'interessante Marché des Enfants Rouges: tanti chioschi, specialità di ogni paese, la possibilità di portar via o mangiare sul posto. Infine vicino a boulevard Barbès, il quartiere più sgarrupato di Parigi, per i coraggiosi c'è da visitare Chateau Rouge, tutto rigorosamente africano, pelle bianca rara, circolazione notturna a proprio rischio e pericolo. Francesco ha qui i suoi fornitori abituali di manioca, dentro il negozio una puzza di pesce affumicato.... no comment!
Due librerie da non perdere: Shakespeare and Company sul quai attaccato a Notre-Dame. Vecchia storica libreria inglese, grande fascino, un appartemento pieno di stanze e grondante di libri, poltrone squinternate per chi vuole leggere sul posto. Fino a pochi anni fa il viaggiatore di passaggio sprovvisto di giaciglio trovava ospitalità. E' stato il luogo parigino per eccellenza della mitica beat generation, da Ginsberg a Corso e Borroughs, ma ci andavano anche Hemingway, Ezra Pound, Gertrude Stein. I mostri sacri della ribellione poetica erano visibili anche al Relais Hotel Vieux Paris ed alla libreria, entrambi in rue Git le Coeur, quest'ultima uno spazio talmente saturo di libri che l'accesso è un'ardua impresa.

Consiglio d'amica: trovare sempre il tempo per prendere un the alla menta alla Grande Moschea di Parigi, accanto al Jardin des Plantes.

Povero Baudelaire, il poeta più grande (secondo me, s'intende). Al cimitero di Montparnasse è in una modestissima tomba con madre e patrigno. Sulla lapide per l'odiato ed odioso patrigno, il generale Aupick, 7 righe di titoli ed onoreficenze, per il gigantesco poeta solo "figliastro del generale, età e data di morte". Così va il mondo.


Ho pensato però che il mio spleen è molto fortunato, non sta chiuso fra le 4 mura di una stanza o nel bistrot sottocasa, non vede sempre quel "ciel bas et lourd", io lo faccio viaggiare, lo porto in giro per il mondo.